Ds e Cgil si interrogano sul mondo del lavoro che cambia

Secondo una ricerca dell'Ires il centrosinsitra fatica a spostare voti al Nord. Se ne parla venerdì sera in un'assemblea pubblica con Stefano Tosi e Ivana Brunato

Il mondo del lavoro, nel suo complesso, vota ancora per il centrosinistra ma, soprattutto al Nord, l’Unione fatica a conquistare il consenso di alcuni blocchi sociali, come quello del lavoro autonomo o delle imprese.

 

E’ quanto emerge nella ricerca “Tendenze politiche e condizioni dei lavoratori in Italia”, condotta dall’Ires, l’Istituto di ricerche economiche e sociali fondato dalla Cgil nel 1979. Lo studio è un dettagliato spaccato del mondo del lavoro , diviso per categorie come area geografica, sesso e nazionalità. I dati che emergono sono molto interessanti e, sotto certi aspetti, anche piuttosto sorprendenti.

 

Democratici di sinistra e Cgil hanno quindi deciso di discuterli in un’assemblea pubblica, convocata per venerdì 17 alle 21, presso la sala “Traduttori e Interpeti” di via Cavour a Varese. Alla serata saranno presenti i segretari provinciali di Ds e Cgil, Stefano Tosi e Ivana Brunato, assieme al presidente nazionale dell’Ires, Agostino Megale.
«E’ importante studiare questi dati anche in prospettiva della nascita del Partito democratico – afferma Tosi – il nuovo soggetto politico dovrà infatti dare delle risposte ai problemi del potere d’acquisto, della flessibilità che non deve trasformarsi in precarietà. Dobbiamo domandarci perché al Nord molti lavoratori dipendenti, così come i disoccupati, votano ancora per il centrodestra, evidentemente la nostra offerta politica non è adeguata». I profondi cambiamenti intervenuti in questi anni interessano anche il sindacato. «C’è una tendenza a livello europeo che vede i sindacati avanzare nel pubblico impiego e arretrare nel settore privato – spiega Tosi – anche la Cgil dovrà interrogarsi su questi dati, comprendere le nuove esigenze dei lavoratori, che oggi non chiedono più un’alternativa di sistema ma vogliono partecipare allo sviluppo dell’azienda».

 

I dati contenuti nella ricerca parlano di un assottigliamento dei salari: tra il 2002 e il 2005 un dipendente con una retribuzione pari a 24.584 euro lordi ha subito una perdita in busta paga di 1.647 euro. La categoria più colpita da questi ribassi è quella degli immigrati (-38,6% sulla media nazionale delle retribuzioni del lavoratori dipendenti), seguita a ruota dai dipendenti delle piccole imprese (-38,2%), dai lavoratori del Sud (-30,2%), dai giovani (-24,5%) e infine dalle donne (-18,2%). Dalle percentuali ai numeri assoluti, in Italia vi sono circa 10,5 milioni di lavoratori che guadagnano meno di 1.350 euro netti al mese, 6,5 milioni dei quali addirittura meno di mille euro al mese.
La “questione settentrionale” di cui parlano i Ds varesini riguarda invece l’incapacità dell’Unione di attirare nella propria area i voti di pensionati, disoccupati e ceti produttivi. Rispetto alle elezioni perse del 2001, il centrosinistra settentrionale non ha infatti spostato i voti di questi blocchi sociali, mentre ha riscosso un buon successo tra categoria tradizionalmente fedeli come impiegati e insegnanti. «Il Nord vive più alle porte dell’Europa – spiega Tosi – vive cioè più da vicino i rischi e le opportunità della globalizzazione. Probabilmente non siamo riusciti a trasmettere un messaggio di innovazione in cui la cultura dei diritti e della solidarietà si sposa con la cultura della competitività e la modernità».

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Pubblicato il 15 Novembre 2006
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