Il futuro? È globale
Diversificare i mercati di sbocco è fondamentale, convengono Bruno Ermolli e il docente universitario Paolo Onofri, che ha affrontato gli scenari dei prossimi anni
Durante le Assise delle Camere di Commercio lombarde si è fatalmente dovuto parlare di internazionalizzazione e di prospettive per il futuro, due aspetti cruciali in questi tempi incerti. Di internazionalizzazione ha parlato Bruno Ermolli, presidente di Promos e Sin&rgetica nonchè, fra i molti incarichi, consigliere della Camera di Commercio milanese. Ermolli ha esposto con chiarezza la necessità di "focalizzare gli sforzi" del sistema produttivo lombardo per evitare inutili dispersioni. Per la Camera di Commercio di Milano la scelta primaria è caudta sui Paesi del Mediterraneo, seguiti in ordine di priorità dall’Oriente asiatico (Cina in testa), dal Sudamerica e dall’Est europeo. Un altro punto messo in luce da Ermolli è la necessità di evitare sovrapposizione di compiti e ruoli fra le Camere di Commercio e le associazioni di categoria, dal momento che le prime si limitano ad offrire quei servizi "di sistema" che al momento non sono disponibili sul mercato.
In tempi di
incertezza gli antichi si rivolgevano all’aruspice in cerca di segni
per il futuro: i moderni si rivolgono, a ragione, a chi ha fondato un
istituto dedito alle previsioni econometriche come il professor Paolo Onofri, docente di politica economica all’Università di Bologna, fondatore e segretario di Prometeia. Le sue previsioni, se non sono negative, nemmeno esaltano. La crescita del PIL lombardo dovrebbe essere contenuta fra l’1,1% e l’1,5% annuo da qui al 2009, annuncia Onofri, a seconda di un possibile rallentamento (determianto da un aumento della tassazione indiretta) dell’economia tedesca, la cui domanda interna è il fattore trainante per l’esportazione lombarda. Un motivo in più per diversificare gradualmente gli investimenti e i contatti economici con l’estero – e qui ci si riallaccia al discorso di Ermolli. Allo stesso modo, l’economia italiana non dovrebbe attraversare uno sviluppo particolarmente brillante, il che non meraviglia in un Paese alle peese con una popolazione sempre più anziana, e sempre meno giovani che entrano nel mondo del lavoro. Un male, quello della brusca frenata demografica, che colpisce tutta Europa, ma l’Italia in modo particolarmente severo.
Tra i fattori decisivi dell’economia mondiale citati da Onofri vi è poi il rapporto Cina-Stati Uniti, che prosegue con vantaggio reciproco e danno di molti altri (come ben sanno i tessili lombardi). Fino a quando la Cina continuerà a crescere a roitta di collo? Che ne sarà dell’America? Gli USA appaiono fragili: indebitati fino al collo, "vivono da ormai dieci-quindici anni al di sopra dei loro mezzi" (il famoso stile di vita americano "non negoziabile" del presidente Bush, ndr) avverte Onofri; in più la banca centrale cinese controlla qualcosa come mille miliardi di dollari in riserve. Nel momento in cui dovesse diversificare e puntare anche sull’euro, il dollaro finirebbe con l’avere un tracollo sui mercati monetari mondiali. L’economia americana dovrebbe rallentare già nel 2007, il che forse permetterà una discesa più regolare e meno traumatica del valore della divisa statunitense. Quanto alla Cina, secondo Onofri, sull’onda delle Olimpiadi crescerà ancora a questi ritmi (fino al 9-10% annuo…) almeno fino al 2010, data in cui ospiterà a Shanghai l’Expo internazionale. Con buona pace di chi, al solo sentirla nominare, ha un’improvvisa fitta di dolore al portafogli.
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