«Per il nuovo ospedale più medici e più infermieri»

Il rettore Dionigi nel suo intervento agli stati generali ha toccato tutti i temi più delicati legati alla situazione della sanità varesina

«Mi compiaccio per l’iniziativa del sindaco Attilio Fontana. Spiace solo che un evento analogo non sia stato previsto quando si trattò di progettare il nuovo ospedale». Eccolo il "nocciolo della questione": sta tutto qua nelle brevi ed efficaci parole del rettore dell’università dell’Insubria, professor Renzo Dionigi, agli stati generali convocati a Palazzo Estense per discutere del futuro del Circolo.  Perchè? Ma è ovvio: «Si sarebbero potuti evitare tanti errori: l’ospedale avrebbe potuto essere costruito in altra zona e avrebbe potuto avere una caratterizzazione certamente più universitaria o comunque d’insegnamento».

E questo è un aspetto. Poi il rettore Dionigi "rincara": «Devo comunque notare con rammarico che non è stato invitato il preside della facoltà di Medicina che certamente con più competenza avrebbe potuto esprimere le esigenze della nostra facoltà. Solo negli ultimi due anni, prima con il direttore Rotasperti e ora con il direttore Pampari, ci si è resi conto dell’inadeguatezza del progetto e comunque sono state proposte ed accolte delle varianti, seppur minime, per consentire lo svolgimento delle nostre attività cliniche istituzionali».

Poi il rettore è passato agli aspetti più squisitamente tecnici circa il riutilizzo degli spazi dell’ex ospedale di Circolo.

«Personalmente ritengo che ancor prima di fare proposte concrete si debba fare un’accurata rilevazione degli spazi che dopo il trasferimento saranno effettivamente disponibili per altre iniziative. Salvo errori mi risulta che presso edifici diversi rimarranno ancora nelle vecchie strutture  alcune unità operative e servizi: oculistica – dialisi – medicina nucleare – dermatologia – psicologia clinica – diabetologia – day surgery o one-day surgery – 118 – cure palliative – day-hospital per la radioterapia – probabilmente un  centro di senologia.
A ciò si aggiunga che per completare le esigenze sanitarie del territorio varesino è assolutamente necessario prevedere in tempi brevi l’attivazione di un’unità di ematologia, che eviti l’emigrazione di un gran numero di pazienti in altre sedi lombarde. Tutti queste iniziative svolgerebbero la loro attività in edifici differenti, pertanto un primo problema da risolvere dovrebbe essere quello di concentrarle in un’unica struttura per liberare ulteriori spazi».

 «La preoccupazione maggiore dei clinici della Facoltà di Medicina in questo momento è quella di entrare in un nuovo ospedale che funzioni meglio dell’attuale – continua Dionigi -. La cosa non è semplice e le premesse non sono rassicuranti. Tra le molteplici cause da tutti condivise la mancanza di personale adeguatamente addestrato, e variamente  motivato rappresenta la difficoltà che quotidianamente dobbiamo affrontare. Pertanto la facoltà di medicina potrà aderire a qualunque proposta di  riutilizzo degli spazi residui  purché non venga assolutamente trascurata la possibilità di andare incontro alle tante esigenze del personale, soprattutto ma non esclusivamente quello infermieristico, per il quale  si potrebbero identificare dei benefici – benefits – utili  per dare loro ulteriori motivazioni e continuare a lavorare in questo ospedale. Cito ad esempio: asilo nido per i dipendenti, miniappartamenti, struttura alberghiera per i tanti parenti che ormai vengono anche da fuori regione, ulteriore allargamento dell’area parcheggio, shopping center e perché no un’area verde! In sintesi utilizzazione degli spazi per l’ottimale funzionamento dell’ospedale».

 «Non possiamo escludere, anzi ormai ne siamo certi, che nuove normative del sistema sanitario imporranno ancor più categoricamente che l’attività privata dei clinici possa essere svolta esclusivamente intra-moenia. E’ un diritto di alcuni pazienti ed è un diritto dei clinici. La soluzione del problema è ancora una volta della direzione strategica. E’ nostro parere comunque che sarebbe più utile, produttivo, e più rispettoso della sensibilità dei diversi tipi di pazienti e delle esigenze del personale infermieristico, che questa attività venisse svolta all’interno del complesso ma separatamente dalle degenze ordinarie. L’edificio denominato Santa  Maria, già attrezzato per ogni tipo di attività mediche, chirurgiche e rianimatorie potrebbe quindi tornare ad essere adibito a questo tipo di attività che deve essere certamente prevista.

«Vi è un’altra esigenza che a mio parere dovrebbe essere presa in considerazione- conclude il rettore-. Nel nuovo ospedale non è stata prevista – altro errore di non poco conto – un’aula di almeno 300-400 posti a scopo didattico e congressuale. Non esiste ospedale d’insegnamento e di riferimento che non sia dotato di tale struttura. Se ne deve prevedere la costruzione!».

 

 

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Pubblicato il 30 Novembre 2006
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