«Senza il rinnovo del permesso, perdi l’assistenza di base»
Nuovi dissapori far Regione e Cgil sul tema sanità. Intanto sabato 16 dicembre in programma a Milano la “Giornata mondiale dei diritti dei migranti”
Si svolgerà sabato 16 dicembre a Milano la “Giornata mondiale dei diritti dei migranti”. La Cgil l’ha chiesto e ottenuto, «giustamente, perché a Milano e in Lombardia con le istituzioni abbiamo un contenzioso aperto per la difesa dei diritti dei migranti e delle loro famiglie». L’ultimo motivo di dissapore, riguarda il tema della Sanità.
«La speranza iniziale si è dimostrata subito priva di fondamento». Così infatti la Cgil – Lombardia commenta la notizia apparsa su Lombardia Notizie: "Sanità, accordo per l’assistenza agli immigrati”. «Che l’assessore alla Sanità Alessandro Cè proponesse un provvedimento a favore dei cittadini migranti ci sembrava strano, anche se il titolo apparso su lasciava ben sperare. In realtà si tratta di un accordo che consentirà l’immediata cancellazione dall’assistenza medica di base dei cittadini immigrati che non riusciranno a rinnovare il permesso di soggiorno».
Il sindacato lombardo, pur riconoscendo che la scelta è rigorosa e rispettosa della legge, lamenta il fatto che «ancora una volta misura i bisogni e i diritti di un uomo o di una donna migranti sulla base del possesso di un titolo regolare di soggiorno e non sul reale bisogno di salute di un essere umano. Avevamo sperato in una estensione del diritto alla medicina di base ai nuovi cittadini, a prescindere se regolari o irregolari, a tutela della loro salute e di quella di tutta la collettività». Oltre ai 300 mila euro tolti dal fondo per le politiche per l’immigrazione, al Cgil mette in evidenza come «si fa appello all’efficientismo per cancellare i migranti dal diritto al medico di base. Loro saranno cancellati immediatamente dall’anagrafe sanitaria lombarda, peccato che analoga tempestività non si sia riscontrata per le decina di migliaia di cittadini lombardi deceduti che per anni sono sopravvissuti nel sistema sanitario e per i quali molti milioni di euro, che non si sa che fine abbiano fatto, dovranno essere risarciti allo Stato».
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