Aree dismesse, le osservazioni dei Comunisti Italiani
Giuseppe Maffioli ed Ennio Melandri sui 5 programmi integrati di Via Varese, Via Cappuccini, Via Assisi, Via Pio La Torre e Via Marco Polo
Via libera alla demolizione di 5 stabilimenti ormai dismessi e alla costruzione di nuovi edifici in cinque quartieri della città. Questo l’indirizzo passato di recente in consiglio comunale, che vede la realizzazione di 5 piani integrati di recupero per Via Varese, Via Cappuccini, Via Assisi, Via Pio la Torre e Via Marco Polo. Di fronte alle volumetrie e alla destinazione delle entrate di queste nuove attività edilizie il partito dei comunisti italiani di Gallarate mostra alcune perplessità, sia dal punto di vista economico sia funzionale. Giuseppe Maffioli e Ennio Melandri dei Comunisti Italiani, membri della commissione urbanistica, commentano così la politica urbanistica che sta portando avanti il comune di Gallarate: «Si sta costruendo al di sopra di ogni ottimistica previsione di sviluppo demografico della città: l’offerta di case è sproporzionata». Durante le due ultime amministrazioni sono stati concessi oltre 1.300.000 metri quadrati all’edilizia, che potrebbero ospitare 13.000 abitanti, ma osserva Maffioli: «L’incremento demografico reale è stato di appena 2.753 abitanti». il mattone è diventata la principale fonte di entrata per tutti i comuni, osserva il PCI, ma Gallarate vi è ricorso senza discrezione e il territorio ormai è saturo e ai limiti di sopportabilità ambientale.
Anche i cinque piani integrati di via Varese, via Cappuccini , via Assisi, via Pio la Torre e Via Marco Polo rientrano in questa impostazione: si demoliranno 54.489 metri quadrati e se ne realizzeranno ben 76.365. Il PCI osserva: «Le vecchie fabbriche in disuso non possono essere solo introiti sotto forma di oneri urbanistici e di monetizzazione di standard, occorre usarle con un’ottica lungimirante per riequilibrare l’ambiente e cercare di integrare il centro con i quartieri».
Maffioli e Melandri spiegano: «Condividiamo pienamente la destinazione delle entrate provenienti da queste aree al “potenziamento delle attrezzature e degli spazi per la cultura” per ricreare un’identità culturale della città, ma occorre valutare bene le scelte per il futuro della città».
Il dissenso riguarda soprattutto lo spostamento della Biblioteca civica Luigi Maino da Piazza San Lorenzo a Piazza Garibaldi. Con gli introiti provenienti da Via Varese e via Cappuccini, i due piani integrati più significativi, l’amministrazione, infatti, acquisterà l’immobile di Palazzo Minoletti in piazza Garibaldi, destinato alla nuova sede della biblioteca civica. I comunisti italiani, però, contestano questa scelta, non funzionale e ancora insufficiente. Appurato che la Biblioteca in Piazza San Lorenzo non risponde più alle esigenze attuali, poiché la struttura è diventata troppo piccola, Palazzo Minoletti con i suoi 2190 metri quadrati, sei piani, un numero eccessivo di scale, sarebbe una sede ancora non adatta. Come spiega il direttore della biblioteca, con 80.000 volumi e il numero elevato di utenti, occorrerebbero 3000 mq. Due sarebbero le soluzioni possibili proposte dai comunisti italiani, in linea con il proposito dell’amministrazione di recuperare l’identità storica della città. «Si potrebbe pensare di trasferire la biblioteca al pianterreno di Palazzo Broletto, il più antico e prestigioso edificio pubblico della città, o in modo più immediato si potrebbe ampliare l’attuale sede di Piazza San Lorenzo, usufruendo dello spazio comunale contiguo- spiega Maffioli- Si allevierebbe così il bilancio comunale dall’acquisto di uno stabile ex-novo, risparmiando ben 2 milioni e 28 mila euro. Il risparmio si potrebbe investire in altri settori, come quello della casa, che sta diventando sempre più un problema strutturale».
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