“Delitto e castigo”: gli abissi della natura umana

Martedì, mercoledì e giovedì sera all'Apollonio andrà in scena l'adattamento teatrale del celebre romanzo di Dostoevskij

San Pietroburgo, seconda metà dell’ ‘800. Raskol’nikov è uno studente poverissimo e solitario, ai margini della società, ma da qualche tempo ha concepito un piano: assassinare una vecchia usuraia e, secondo i suoi contorti ragionamenti, dimostrare così di essere un uomo superiore. La brutalità dell’omicidio, freddamente pianificato ma febbrilmente agito, è il punto di partenza per il racconto di un tormento interiore fatto di angoscia, rimorsi e solitudine, che è il cuore di "Delitto e castigo", il romanzo scritto da Dostoevskij nel 1866.

«Siamo perfettamente consapevoli di quanto sia impossibile trasferire dalla pagina scritta al palcoscenico tutte le complessità di un capolavoro come "Delitto e Castigo", così ricco di personaggi e di storie che si intersecano fra di loro – spiega Glauco Mori, nelle note che presentano la versione teatrale del romanzo- Nel nostro lavoro abbiamo quindi cercato di raccontare la discesa negli abissi dell’uomo concentrandoci sull’idea originale di Dostoevskij dalla quale si è poi sviluppato tutto il romanzo: il resoconto psicologico di un delitto!». Proprio con questa espressione Dostoevskij amava definire il romanzo, che come le altre sue opere scava nelle profondità della psiche umana, andando a sezionare l’animo di ogni protagonista; dall’antieroe di Memorie del sottosuolo (1864) al malato di gioco d’azzardo de Il giocatore (1866), il grande scrittore russo riesce a costruire personaggi di grande complessità psicologica, andando a indagare le zone d’ombra della natura umana. Non è un caso che spesso Dostoevskij sia citato come un precursore di Nietzsche e Freud: l’idea di Raskol’nikov, secondo cui uccidere una vecchia e gretta usuraia, andare oltre i confini della morale, sia possibile solo ad un "uomo superiore", in vista di un "Bene superiore", richiama la nietzschiana teoria del Superuomo.

Raskol’nikov, braccato dalla polizia, finirà per costituirsi per il consiglio e l’amore di Sonja, un’anima pura e innocente, costretta a prostituirsi per mantenere la famiglia. Il castigo non è la detenzione in Siberia, cui lo studente sarà condannato, ma il tragico periodo di deliri e sensi di colpa che seguono l’omicidio: solo la fede di Sonja è in grado di aiutarlo a iniziare una vera e propria rinascita spirituale. Un’idea che attraversa l’opera di Dostoevskij è il tema cristiano della salvezza attraverso la sofferenza: solo soffrendo l’uomo ha la possibilità di purificarsi e avvicinarsi alla salvezza di Dio.

Delitto e castigo
da Fedor Dostoevskij
versione, riduzione teatrale e regia: Glauco Mauri
stagione teatrale comunale, prezzi interi: platea 25 euro, galleria 1 20 euro, galleria 2 15 euro (riduzioni per studenti, ultrasessantenni, minori di 18 anni)

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Pubblicato il 15 Gennaio 2007
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