Esperienza, territorio e uno sguardo all’estero. La formula Liuc
Il ruolo dell'università è stato al centro dell'inaugurazione del sedicesmo anno accademico in Liuc. Nonostante i problemi, si deve guardare con ottimismo al futuro
Grandi sfide attendono il sistema universitario italiano, indicato come il centro motore di un rilancio del paese a livello interno e internazionale. Il momento, però, non è dei migliori: l’immagine del mondo accademico è decisamente appannata, mentre le scarse risorse ne danneggiano ulteriormente i meccanismi.
Il futuro dell’università è stato al centro della cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico, il sedicesimo per la Liuc.
Sia il presidente dell’ateneo Cattaneo Paolo Lamberti, sia il suo rettore Gianfranco Rebora, sia il ministro Alessandro Bianchi ( intervenuto in qualità di Ministro dei trasporti ma anche come ex rettore dell’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria) hanno posto l’accento sulle distorsioni che si sono create negli ultimi anni, con la proliferazione di atenei, di corsi e di specializzazioni e una dispersione di risorse ed energie, ma anche sull’importanza di ritrovare al più presto un equilibrio indispensabile per la crescita competitiva del paese evitando la sua "marginalizzazione".
«Le università vedono aprirsi davanti a loro spazi interessanti – ha dichiarato il rettore Rebora – c’è un grande bisogno di formazione e di ricerca. Ma nel nuovo contesto non si può più pensare di avere il monopolio, perchè la società e l’economia possono trovare modalità alternative per soddisfare bisogni emergenti, scavalcando così il tradizionale ruolo delle università».
Ed è per questo motivo, ricorda ancora il rettore, che la Liuc ha rifiutato di adottare un modello predefinito di "teaching university" ( di insegnamento) o di "research university" ( di ricerca) per aprirsi a trecentosessanta gradi offrendo un modello poggiante su tre cardini fondamentali: la qualità dell’esperienza accademica, dove gli studenti hanno la possibilità di vivere un’esperienza formativa totale, il rapporto con il territorio, da cui attingere gli stimoli, le indicazioni e i "sentimenti" che questo esprimere, l’apertura e la vocazione internazionali, indispensabile per gettare le fondamenta per il futuro sviluppo dell’università.
In un clima di sfiducia generalizzato, la Liuc si distingue per il suo ottimismo e per la motivazione: « Per favorire il cambiamento – ha suggerito ancora Gianfranco Rebora – bisogna puntare su processi positivi e circuiti virtuosi, premiando chi è in grado di dimostrare buoni rendimenti delle risorse disponibili». Un cavallo di battaglia della Liuc che da tempo richiede una valutazione dei risultati accademici secondo criteri oggettivi : «Molte aspettative si rivolgono alla nascente Agenzia nazionale di valutazione. È realistico pensare che questa Agenzia possa svolgere una funzione di catalizzatore che porta a sintesi potenzialità già presenti nel sistema, che rafforza e rafforza una serie di processi di evoluzione positiva, da un lato, e pone limiti all’estendersi di situazioni di degrado».
In questo processo di riorganizzazione del sistema accademico si dovrà rivedere anche il ruolo delle università non statali: l’esperienza di Liuc, da questo punto di vista, è illuminante. Nei sedici anni di vita, l’università di Castellanza è riuscita ad innovare e sperimentare in modo snello e veloce, contribuendo in modo decisivo all’attuazione della riforma universitaria.
Molte le personalità del mondo politico e di quello imprenditoriale venuti a salutare un modello che ha fatto di efficienza ed efficacia le sue principali caratteristiche, nell’ottica di far crescere una cultura d’impresa capace di affrontare tutte le sfide, globali e locali.
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