Il paese del lamento
Stamattina, in fila in un piccolo ufficio postale di provincia, una signora si lamentava ad alta voce del bollo auto. “È mai possibile, -affermava con astio, – che per pagare abbia dovuto andare su internet mia figlia? E chi non ce l’ha?”
E giù sacramenti verso il Governo che non fornisce informazioni corrette e intanto aumenta le tasse.
“E poi, – sempre la signora rivolta all’impiegata delle poste, – le sembra giusto che ora per pagare l’F24 si debba usare solo internet? E gli anziani, come fanno?”
La responsabile dell’ufficio, mentre riscuoteva il dovuto rincarava la dose con altri esempi di malgoverno.
Poi la signora è uscita dall’ufficio. È salita su un bel suv parcheggiato in doppia fila ed è partita.
Eccolo qua il nostro Paese. Un ufficio postale, malgrado le grandi innovazioni degli ultimi tempi, da non far invidia a nessun angolo del terzo mondo. Parliamo di modernità, di innovazione tecnologica, di snellire la burocrazia ed ecco gli esempi.
La signora ha delle ragioni da vendere su quanto sia complicato gestire oggi qualsiasi “pratica”, a partire dal suo bollo. Ma se iniziassimo a guardare alle contraddizioni di ognuno di noi, forse qualche passo avanti lo faremmo anche senza usare i suv o i telefonini, per cui anche chi li usa raccoglie poi le firme contro l’antenna nel proprio quartiere.
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