Più ispettori per controllare i frontalieri
A proporlo è un consigliere di stato della Lega dei Ticinesi. Rafforzare l'ispettorato del lavoro per frenare gli ingressi dei "padroncini" italiani
Rafforzare il numero degli ispettori del lavoro per controllare i lavoratori italiani in Ticino. Lo chiede Lorenzo Quadri, consigliere di stato della Lega dei Ticinesi, in un’interrogazione al Gran consiglio. Continua, dunque, la battglia della Lega contro i lavoratori, soprattutto quelli autonomi, italiani che vanno in Svizzera a prestare le loro mansioni. Secondo Quadri si potrebbero utilizzare gli impiegati dell’ufficio manodopera estera in quanto le pratiche burocratiche per lavorare in Svizzera si sono notevolmente ridotte.
Utilizzare questo personale sotto-impiegato, dunque, ai fini di maggiori controlli nei confronti dei "padroncini" italiani che fanno una forte concorrenza sui prezzi della manodopera rispetto ai loro colleghi ticinesi. Secondo Quadri «nei mesi gennaio-settembre 2006, i lavoratori provenienti dall’Unione Europea che sottostanno all’obbligo di annunciarsi hanno svolto 220mila giornate lavorative. Si può dunque ipotizzare che, su tutto l’arco dell’anno, le giornate lavorative effettuate da questa manodopera siano state ca. 300mila; se si valuta che ogni giornata lavorativa abbia un valore di 1000-2000 Fr, ecco che si arriva ad un valore totale di 500milioni di Fr di lavori, effettuati in Ticino da lavoratori UE sottoposti ad obbligo di annunciarsi, invece che da manodopera residente».
Da tempo la Lega dei Ticinesi attacca i patti bilaterali stilati tra Ue e Svizzera con una serie di interrogazioni e attacchi dalle colonne del loro giornale «Il Mattino». Il problema del frontalierato creerebbe dumping salariale e disoccupazione tra i ticinesi spingendo verso il basso i salari anche dei cittadini elvetici.
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