«Se non nevica sarà allarme incendi fino a marzo»
In allerta il Corpo Forestale dello Stato e le protezioni civili. Solo il forte gelo e la neve possono evitare il ripetersi di incendi
Piove poco, la neve non si vede e le temperature sono, già a gennaio, quelle della primavera. Se a questo panorama si aggiunge il vento, che fa diminuire l’”umidità relativa” e, soprattutto, l’agire delinquente di qualche piromane, il quadro che ci aspetta da qui a marzo è certamente poco rassicurante sul fronte degli incendi boschivi. Il rogo di Cuasso al Monte che ieri, 2 gennaio, ha distrutto almeno sei ettari di bosco, potrebbe essere solo l’assaggio. A tratteggiare questo scenario è il dottor Chiesa, funzionario del corpo Forestale dello Stato che si occupa di coordinare le operazioni di spegnimento degli incendi boschivi in provincia.
«A differenza degli inverni con molta neve, la stagione secca per i boschi è arrivata quest’anno molto presto – spiega Chiesa. Il manto del sottobosco è secco e anche qualche pioggia ogni tanto non riesce a contenere l’umidità, che evapora facilmente con giornate di sole intenso e temperature quasi primaverili. Di solito il rischio incendi in montagna, con inverni nevosi, è relegato alla fine di febbraio, inizi di marzo: quando c’è il disgelo e le piante non hanno ancora iniziato la fase verde».
Tutto il contrario di quest’anno, insomma: poche precipitazioni, niente neve e temperature che, salvo la parentesi veramente invernale di qualche settimana fa, restano elevate. «In assenza di neve, ciò che può scongiurare il propagarsi degli incendi boschivi resta il freddo intenso, che nei boschi e nelle aree montane e di campagna trasforma l’umidità in brina – afferma l’esperto. Solo al pomeriggio, quando il sole inizia a scaldare, si corre qualche rischio. Ma se non nevica, quest’anno la stagione secca e quindi degli incendi, è già iniziata. In questo periodo il sottobosco è ricco di foglie, che rappresentano un formidabile combustibile».
L’allerta rimane quindi alta. «Sul territorio sono attive diverse squadre di protezione civile – conclude l’ingegnere – che fanno capo ai comuni, ma in special modo alle quattro comunità montane, alla Provincia, e ai parchi naturali, che rappresentano una preziosissima risorsa per spegnere le fiamme».
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