21 settimane, 280 grammi di peso: vivrà
Eccezionale recupero di una bimba prematura: «Ma la caccia al record non è culturalmente giusta» Ammonisce il primario di neonatologia dell'ospedale di Circolo Massimo Agosti
Amillia Sonja Taylor (nella foto, tratta da Repubblica.it), che verrà dimessa oggi, 20 febbraio 2007 da un ospedale della Florida, è la neonata sopravvissuta alla nascita più prematura di cui si abbia conoscenza. La piccola ha visto la luce lo scorso 24 ottobre con un taglio cesareo, dopo solo ventuno settimane e sei giorni trascorsi nell’utero materno.
Una nascita ampiamente al di sotto dei parametri normali: al momento del parto la bimba pesava poco più di 280 grammi ed era lunga circa 25 centimetri.
Ora è cresciuta fino a misurare quasi 65 centimetri per due chilogrammi di peso, e può essere dimessa: nei prossimi giorni dovrà continuare a prendere dell’ossigeno e il suo apparato respiratorio sarà tenuto costantemente sotto controllo ma potrà essere nutrita normalmente, con il biberon.
«Se i numeri corrispondono e la bambina sta bene, o meglio abbastanza bene considerato che il fatto che venga dimessa con l’ossigeno spiega come non sia ancora del tutto ripresa, la notizia sicuramente ci fa contenti – commenta Massimo Agosti, primario di neonatologia all’ospedale di Circolo di Varese – . Dopodiché, se le informazioni riportate sono esatte, è importante sapere che questa è un’eccezione assoluta. Sarebbe demagogico e non culturalmente giusto “mettere in giro la voce” che un neonato che nasce di 21 settimane ce la faccia».
Quello che ad Agosti preoccupa, è la ricerca di numeri sempre più piccoli, di casi sempre più eccezionali: «Questo caso è un eccezione per tutto il mondo, non è che certe cose avvengono perché siamo negli Stati Uniti. Anche a Firenze c’è stato un caso da 280 grammi, anche nel nostro reparto ce n’è stato uno da 350 grammi. Ma il problema qui è la “caccia al record”, che non mi è mai piaciuta. Temo infatti che queste notizie, il loro lancio nella popolazione, producano concetti e speranze sbagliate»..
Anche perché, precisa il primario: «Per decidere lo stato di salute del neonato non bastano i parametri relativi alle settimane di vita e al peso. Non è detto infatti che non stia meglio di qualche bambino nato di 700 grammi e qualche settimana in più, ma gravato da qualche infezione. Su queste cose non si può mai standardizzare».
Quali sono i rischi che corrono i bambini che nascono così prematuri?
«I primi sono legati alla mortalità, a breve termine ed entro il primo anno di vita. Poi però ci sono anche i problemi legati alla funzionalità cerebrale: per questi bambini infatti si scioglie la prognosi “per la funzione”, ma poi le loro capacità vitali e intellettive si comprendono tra i sei e i diciotto mesi. E, su questo, mi permetto di avere qualche piccola riserva anche nei confronti della piccola “da record”. Riserva che spero naturalmente sia presto sciolta»
C’è uno spartiacque al disotto del quale le probabilità di sopravvivenza diminuiscono di molto?
«Di norma, 1000 grammi e 26-27 settimane di vita sono lo spartiacque al di là del quale cambiano drasticamente le capacità di sopravvivenza. E questo è uno standard internazionale: vale per Varese o la clinica Mangiagalli come per gli ospedali scandinavi».
Detto questo, Varese è famosa per fare “miracoli” con i bimbi prematuri…
«Noi ci siamo attrezzati e ci proviamo. Sono diversi i bimbi nati qui di 500 – 600 grammi e sopravvissuti bene. Ma bisogna essere seri: non è questo il messaggio che vorrei far passare. Come le dicevo, non amo i record e penso che le situazioni in questi casi siano una diversa dall’altra. E temo che, in questo caso, dare numeri sia fuorviante e metta in circolo entusiasmi ingiustificati. Mettiamola così: davanti a queste notizie, preferisco un entusiasmo saggio».
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