«Per l’energia siamo ancora troppo dipendenti dall’estero»

Intervista al Presidente del Consorzio Energi.Va, Gianluigi Casati

Gianluigi Casati è il presidente del Consorzio Energi.Va. A lui è stato chiesto innanzitutto, il punto sul processo di liberalizzazione del mercato dell’energia.
«La liberalizzazione, avviata nel 1999, è stata accolta con grande entusiasmo dai consumatori industriali italiani, convinti che il nuovo corso potesse contribuire ad un significativo recupero di competitività nei confronti delle economie dei Paesi emergenti. Questo entusiasmo ha però avuto breve respiro, rapidamente soffocato dalle mille difficoltà di natura strutturale ed organizzativa che affliggono il nostro sistema energetico e dagli innumerevoli condizionamenti che rallentano i processi decisionali delle nostre istituzioni. Così, nonostante negli anni successivi al 1999, data di avvio della liberalizzazione, si sia assistito in Italia ad un ciclo di investimenti tra i maggiori al mondo nel parco di generazione, i risultati non sono stati purtroppo all’altezza delle aspettative».

Le cose vanno meglio nel resto d’Europa?
«Secondo un rapporto dell’Unione Europea si riconosce che il nostro Paese ha fatto molta strada per darsi un assetto concorrenziale, a differenza per esempio della Francia e della Germania dove il quadro regolamentare, da una parte, e il livello di integrazione verticale delle maggiori società energetiche, dall’altra, costituiscono un forte ostacolo alla concorrenza nel settore del gas e dell’elettricità. Ma si considera che comunque, anche nel nostro mercato, permangono diversi motivi di preoccupazione derivanti dalla posizione dominate degli ex monopolisti e dagli ampi margini di incertezza normativa determinati da una discontinua legislazione di settore e dall’eccessivo numero di provvedimenti adottati dal Garante».

Qual è la ragione di questo fenomeno?
«Occorre distinguere. Per l’energia elettrica, si deve riconoscere che ENEL copre ormai meno del 40% dell’offerta, esercitando un ruolo dominate solo in alcuni momenti del mercato e solo in alcune aree. Stanno crescendo nuovi concorrenti dotati di adeguate dimensioni e capacità operative ed esiste una rete di trasmissione indipendente, requisito fondamentale per favorire competizione ed investimenti. Caso mai, si deve dire che l’interesse per l’elettricità d’importazione determina seri problemi di congestione sulle linee di interconnessione. Quanto al gas, l’ENI è oggettivamente dominante in tutte le attività di filiera e in tutte le aree del Paese, negli approvvigionamenti, nella produzione e negli stoccaggi, provocando un inevitabile disincentivo agli investimenti da parte della concorrenza e causando un pesante rallentamento della competizione. Ma non è tutto».

Cos’altro determina i maggiori prezzi riscontrabili in Italia?
«Abbiamo una carenza strutturale sul fronte della produzione di energia e troppa dipendenza dall’estero. Consideriamo in particolare il gas: a fronte di un consistente incremento della domanda (passata da 70, 5 a 86,2 miliardi di mc dal 2002 al 2005, con un aumento del 22%), il settore è costantemente in gravi difficoltà. L’offerta è spesso in affanno e in occasione di alcuni eventi sfavorevoli (come per esempio il rigido inverno 2005-2006 e il contemporaneo contenzioso sui prezzi fra la Russia e l’Ukraina) è apparsa addirittura insufficiente a garantire un adeguato grado di copertura».

Quali prospettive?
«Non buone. La nostra dipendenza dall’oro nero pesa per circa l’85%, contro una media del 50% degli altri Paesi europei. Nel 2006 abbiamo scontato i nuovi record storici del prezzo del barile toccati nel corso dell’estate sui mercati internazionali, che hanno superato i 78 dollari. Ma nel 2006 ha fatto la sua parte anche la crisi degli approvvigionamenti del gas dello scorso inverno, che ha innescato un forte rincaro del prezzo del metano. Il gas ha pesato sulla fattura energetica complessiva per circa 18 miliardi, contro i 12 del 2005. Per quanto riguarda i volumi di gas disponibili e la possibilità di trarre vantaggio economico da un’offerta più abbondante, penso di poter dire con estremo realismo che la situazione rimarrà invariata almeno fino a tutto il 2008, quando dovrebbe essere avviato il funzionamento del rigassificatore di Rovigo, attualmente l’unico in fase di realizzazione».

Il consorzio d’acquisto, in questo contesto, resta uno strumento valido?
«Un risparmio del 15% come quello ottenuto nel 2006 si commenta da solo. Posso aggiungere che alla nostra iniziativa stanno guardando con interesse i consorzi di acquisto più evoluti del sistema Confindustria, quelli che hanno saputo sviluppare al proprio interno una specifica esperienza tecnica e gestionale e che intendono affrancarsi dalla posizione dominante dei grandi traders, nella logica di essere protagonisti attivi del mercato anziché semplici aggregatori di domanda».

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Pubblicato il 23 Febbraio 2007
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