Romiti: «Imprenditori, prendete la valigia e andate in Cina»

Così il presidente della Fondazione Italia-Cina al convegno sulla competitività e l'internazionalizzazione indetto dall'Unione Industriali di Varese

È suonata l’ora del coraggio, l’ora di prendere la valigia e andare in Cina: è Cesare Romiti, nella sua qualità di presidente della Fondazione Italia-Cina, a lanciare questo appello al convegno "Le economie del mondo marciano a rimtmi diversi… Quali strumenti per rimanere competitivi?" indetto per oggi a Gallarate da Unione Industriali di Varese e Fondazione Italia-Cina con l’organizzazione di Outsourcing. La ricetta di Romiti intende far fronte ad una situazione che ci vede inesorabilmente perdenti se non ci mettiamo in gioco sullo stesso piano.

Il presidente di Impregilo, ex amministratore delegato e presidente di Fiat, ha invitato gli imprenditori italiani a fare come quando «i vostri nonni, armati solo del loro coraggio, si facevano avanti per proporre i prodotti di un’industria italiana in ricostruzione dopo le devastazioni della guerra». Stagione che Romiti, classe 1923 (ma è noto che il potere mantiene giovani) ben conosce per averla vissuta da giovane manager emergente. Oggi Romiti offre la sua esperienza per contrastare i "disfattismi" sul fronte cinese, e invitare a trasformare il "pericolo giallo" in opportunità… sempre gialla, ma questa volta d’oro. «Da una parte abbiamo questa terra varesina di imprenditoria e di gente coraggiosa» cita Romiti, «dall’altra un gigante cinese affetto da profondi squilibri che saranno la sua palla al piede di domani, e che non può andare avanti ancora per molto così»: la cosa è di poca consolazione, per noi ormai il danno è fatto. A differenza dei paesi dell’Est europeo, Russia su tutti, caduti in preda alle mafie, all’iniquità sociale e al degrado della qualità di vita (sia pur con qualche felice eccezione), in Cina, Paese tuttora nominalmente comunista e a partito unico, sussiste di fatto un’economia pianificata di comando, strettamente regolata, il che, osserva Romiti, si è rivelato un bene; non solo, ma la Cina profonda delle campagne deve ancora entrare nel mercato globale.

Per rispondere alla sfida cinese bisogna adattarsi, sostiene Romiti. E adattarsi vuol dire «portare parte della produzione in Cina – questo genera un tale risparmio di costi che i posti di lavoro qui possono benissimo essere non solo conservati, ma accresciuti». Ma anche i cinesi devono venire da noi; troppo pochi sono i visti che concediamo, abbiamo appena un migliaio di studenti cinesi quando in Irlanda sono quattromila – uno ogni mille cittadini irlandesi! E anche il movimento turistico dei cinesi va assecondato e favorito, come fatto con quello giapponese. «Quando come Fiat invitammo un migliaio di cinesi di Nanchino in Piemonte, negli anni Ottanta, per formarli e poi far costruire una fabbrica in quella città, compimmo un investimento che è ancora oggi ricordato con piacere dal governo cinese. Ora come Fondazione Italia-Cina abbiamo stretto un accordo in base al quale portremo presto con noi in Cina una cinquantina di piccole imprese che potranno insediarsi in centri minori ancora poco toccati dallo sviluppo. Fate come loro dunque: prendete la valigia e andate in Cina».

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Pubblicato il 21 Marzo 2007
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