Una scuola per quattrocento bambini nel cuore di Mombasa
Il pilota varesino Roberto Marinelli racconta il suo progetto in uno dei quartieri più poveri del Kenya
Un giorno sono a Cuba, un altro alle Maldive, quello dopo in Brasile. Portano i turisti nelle mete cult delle vacanze all’estero e, tra Cancun, Sharm el Sheik e Miami, hanno il tempo di andare oltre alle spiagge da sogno, in quelle zone che nelle brochure dei tour operators non compaiono nemmeno. Lo racconta Roberto Marinelli, varesino e pilota di una famosa compagnia aerea. Grazie al suo impegno e alla collaborazione di alcuni colleghi più di quattrocento bambini di uno dei quartieri più poveri di Mombasa in Kenya potrebbero avere una scuola.
«Nei paesi dove atterriamo ci fermiamo alcuni giorni – spiega il pilota – . Ci spostiamo, stiamo a contatto con le persone del luogo e non possiamo far finta di non vedere le situazioni di povertà e emergenza di alcuni territori. Quando vado in Kenya, Brasile o a Cuba, c’è sempre qualcuno fra noi dell’equipaggio che porta qualche cosa ai meno fortunati: vestiti, giocattoli, libri e quaderni per gli orfanotrofi. Ma possiamo fare ben altro».
Così, lo scorso agosto, è partito Sirio, dal nome della stella più luminosa del cielo, un progetto di solidarietà con un’alta posta in gioco: una scuola nel cuore di Mombasa.
«L’idea è nata da una visita in quella zona con alcuni colleghi. Stavamo portando dei viveri per un presunto “orfanotrofio” tenuto da un “presunto” pastore. Ma qualcosa non ci convinceva, abbiamo voluto andare di persona per vederci chiaro perché ci sembrava che i bambini non fossero la destinazione finale di quanto portavamo. E i nostri dubbi sono stati confermati: i bambini erano usati come strumento per ottenere degli aiuti».
Un evento spiacevole che è stato però da stimolo per darsi da fare avviando concretamente il progetto Sirio. Per farlo Marinelli ha contattato le persone del luogo lasciando a loro le fasi della progettazione, della realizzazione e dell’adempimento delle pratiche burocratiche. «Ho voluto dare ufficialità al progetto a livello governativo – ha aggiunto – in modo da ottenere dei controlli da parte dei servizi sociali sulle attività svolte e a garanzia che i programmi didattici adottati siano ufficialmente riconosciuti dallo stato del Kenya. Infine ho ritenuto necessario un controllo continuo sull’iniziativa costituendo un gruppo di colleghi che, durante i nostri continui avvicendamenti a Mombasa, potessero monitorare l’andamento dei lavori».
Il Tumaini Children’s Home, un orfanotrofio per bambini da 0 a 5 anni sieropositivi diretto da Joan Florance Smith, è il luogo scelto per far sorgere la scuola. L’istituto ha concesso il terreno adiacente al proprio e la soluzione offerta permette di gestire le attività a livello locale.
«Il Tumaini Children’s Home – ha aggiunto Marinelli – è ufficialmente riconosciuto e già organizzato, il terreno e i permessi governativi rimangono validi a tempo indeterminato purché le attività svolte rimangano aderenti e finalizzate ai bambini. Il progetto della scuola, come l’orfanotrofio, è inserito nel programma di aiuti umanitari e come tale non può avere scopo di lucro e gode per questo di esenzioni da tasse governative. Tre giorni dopo gli ultimi incontri di gennaio che hanno definito Progetto Sirio, ho potuto incontrare anche il medico che segue i bambini sieropositivi dell’orfanotrofio, un Colonnello della Marina Militare Keniota, chirurgo della clinica specializzata per le cure del HIV a Mombasa, il quale mi ha illustrato il ciclo trimestrale a cui vengono sottoposti i bambini e lo screening di monitoraggio per gli eventuali cambi nel dosaggio del cocktail di medicinali e la dieta alimentare che i bimbi seguono. I bambini che frequenteranno la scuola, che sarà aperta a tutti, verranno inseriti nel programma di controllo sanitario, così come avviene per i bambini dell’orfanotrofio».
Compiuti i primi passi – organizzazione, assistenza medica e didattica, terreno e progetto – ha inizio la fase più difficile, la raccolta di nuovi fondi per finanziare la parte principale della costruzione. Il traguardo per la prima fase, la più costosa e impegnativa è di 40 mila euro: un budget che permetterebbe di ottenere gli allacci, le fondamenta, i servizi sanitari, gli uffici, l’archivio e le prime due classi. Alcuni fondi sono già stati raccolti e una parte dei lavori è iniziata ma la strada è ancora lunga. Per raccogliere nuovi fondi il 22 marzo, è stata organizzata una cena all’Hotel Lido di Angera ed è stato aperto un conto corrente (per informazioni marinellir@lauda.it) dove è possibile versare dei contributi da destinare alla scuola di Mombasa.
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