“Nuovo Fiore”, scaatti di Addis Abeba a Varese

L’evento nasce da una iniziativa de IL SOLE Ong Onlus in collaborazione con il Comune di Varese

Il 12 maggio alle ore 17.30 avrà luogo l’inaugurazione della mostra fotografica Addis Abeba: Nuovo Fiore, fotografie di Gin Angri, presso la Sala Veratti, via Veratti, Varese. La mostra resterà aperta dal 12 al 20 maggio, dal martedì alla domenica, col seguente orario: 10.30-12.30 e 14.30-18.30. L’evento nasce da una iniziativa de IL SOLE Ong Onlus in collaborazione con il Comune di Varese. Sarà presente: il direttore de IL SOLE, Olivia Piro, l’autore delle foto, Gin Angri. L’ingresso è libero.L’Associazione IL SOLE, attraverso il progetto Fiori che rinascono, gestisce ad Addis Abeba dal 2002 un centro di riabilitazione per bambini vittime di violenza sessuale, di età tra i 2 ed i 15 anni. La possibilità di riappropriarsi di una vita dignitosa, elaborando il trauma della violenza subita e liberandosi dalla discriminazione dello stigma sociale indotto dalla violenza stessa, viene offerta a più di 200 minori che usufruiscono di servizi sanitari, assistenza legale, riabilitazione psicologica, compiendo un percorso di reinserimento attivo e consapevole nel contesto sociale cui appartenengono. La mostra. Narra la leggenda che fu Taitù, moglie del Negus d’Etiopia Menelik II, a vedere nella distesa di fiori ai piedi della montagna di Entoto, sede della residenza imperiale, la futura capitale del Paese e a deciderne la costruzione. La bellezza del luogo e il profumo dei fiori colpirono l’imperatrice a tal punto che la capitale venne denominata, in lingua amarica, Addis Abeba, Nuovo Fiore.  Oggi il Nuovo Fiore giace sepolto dallo smog, dal degrado, dal fango, dalla miseria.  Il suo profumo si è dissolto nei miasmi della grande città ma la sua bellezza rimane intonsa anche se celata dalle contraddizioni, dalla sofferenza, dalla malattia. Soltanto l’occhio che “guarda” con attenzione ed amore riesce a coglierla, negli occhi della sua gente, nei sorrisi dei suoi bambini, nella dignità delle sue donne ma anche tra gli angoli delle strade fangose e le baracche di lamiera. È una bellezza invisibile a chi non la cerca per scoprirla. La bellezza di un fiore raro che soltanto quando è isolato dalle erbacce di contorno appare in tutta la sua preziosità. La bellezza di un corpo amato che soltanto quando liberato dall’involucro degli abiti grigi si rivela nella sua perfezione.Gin Angri, fotografo dei luoghi non comuni, ha scoperto questa bellezza e l’ha fissata nelle immagini di un viaggio, a fianco de IL SOLE, attraverso i luoghi e le storie dell’umanità di Addis Abeba. Dal grigiore delle strade sotto la pioggia della prima mattina al tripudio dei colori dei mercati. Attraverso le contraddizioni e le contaminazioni che fanno a pezzi l’identità e la storia della città e del Paese. A contatto con la violenza, la sofferenza, il disagio, la malattia. Usando l’obbiettivo della sua fotocamera come una carezza, uno strumento di riscatto, un mezzo per rivelare e mostrare anche a chi non è capace di vederla, la bellezza invisibile del Nuovo Fiore.Il fotografo professionista Gin Angri, noto per la sua attitudine a riprendere situazioni, luoghi e problematiche non comuni, ha seguito IL SOLE in Etiopia durante la realizzazione sperimentale dei primi laboratori e ne racconta per immagini l’impegno e i risultati.Nato a Como nel 1949, inizia l’attività professionale nel 1980 con un censimento fotografico della città natale che porta alla formazione di un grande archivio, di una mostra e alla pubblicazione di un libro. Lavora fino al 1982 per lo studio Nodo con fotografie pubblicitarie, industriali, di architettura e audiovisivi. Trascorre dieci anni a Maputo, Mozambico fino al 1992, dedicandosi alla formazione di tecnici dell’immagine e alla realizzazione di mostre, audiovisivi, iniziative culturali e libri fotografici. Nell’ambito di un progetto di cooperazione degli Affari Esteri, diventa responsabile del centro di formazione fotografica di Maputo. Entra a far parte dell’Ordine dei Giornalisti Mozambicani.Nel 1992 e nel 1995 è impegnato in reportage fotografici nell’ex Jugoslavia; nel 1999 è in Somalia, a Merka per raccontare il lento ritorno alla normalità dopo anni di violenza. Dal 1998 lavora con i degenti di varie comunità psichiatriche del comasco, pubblicando nel 2001 una documentazione fotografica di questa esperienza e di quella nell’ex carcere San Donnino di Como. Attualmente, come freelance, privilegia servizi e reportage su temi sociali.Dal 2005 affianca come volontario Il Sole documentando fotograficamente il progetto Fiori che Rinascono.

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Pubblicato il 06 Maggio 2007
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