Ristorno frontalieri, il Ticino vuole dimezzarlo

Monta la polemica nel cantone elvetico per l'eccessiva quota di tassazione (40%) sul lavoro dei frontalieri che torna in Italia. In Austria è il 12,5%

Dimezzare i ristorni dei frontalieri verso l’Italia. Questo sembra essere il leit motiv delle ultime settimane negli ambienti politici ticinesi che a più riprese hanno avanzato al Consiglio di Stato la richiesta di trovare una strada praticabile per rivedere gli accordi bilaterali in tema di ristorni fiscali dei frontalieri italiani. I ticinesi, che hanno portato la proposta fino al governo federale, si rifanno all’esperienza positiva avuta con l’Austria paese verso il quale i ristorni sono stati abbassati nel marzo scorso al 12,5%. Fa discutere, dunque, quel 40% della tassazione che prende il volo dalle casse cantonali, comunali e federali per tornare verso l’Italia.

Secondo il deputato ticinese Lorenzo Quadri, autore dell’ultima interrogazione in Consiglio di Stato, questa percentuale è ormai ingiustificata e andrebbe rivista sottolineando il fatto che i soldi dei frontalieri svizzeri in Italia (pochi per la verità) non sono sottoposti allo stesso regime e restano nelle casse italiane. «Il governo cantonale dovrebbe attivarsi da subito per spingere il governo federale – spiega Quadri – ad attivarsi con i pari grado italiani in modo da ridiscutere le percentuali dei ristorni». La proposta ticinese prevede di portare la quota percentuale dal 40% al 18% facendo così risparmiare alle casse cantonali 25 milioni di franchi (circa 20 milioni di euro). Attualmente sono quasi 40 i milioni di franchi versati ogni anno dal Ticino ai comuni di confine delle province di Varese, Como e Vco.

Questa cifra viene utilizzata in modo vincolato dai comuni con una quota di frontalieri superiore al 5% della popolazione per opere pubbliche funzionali ai lavoratori come strade, scuole, servizi di vario genere. Con una parte dei soldi del ristorno frontalieri la Provincia di varese, asd esempio, ha ricostruito la strada provinciale 61 tra Luino e Lavena Ponte Tresa. Se la questione posta a livello cantonale approderà e verrà valutata dal governo federale saranno i ministeri degli esteri e delle finanze dei due paesi a risolvere la questione con buona pace dei comuni italiani di frontiera. 

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Pubblicato il 04 Maggio 2007
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