Asaps denuncia: “Troppi morti sulle strade”

247 incidenti mortali di dueruotisti nei soli fine settimana da inizio anno. Triste record per l'Italia con 1.535 morti e 95.194 feriti fra i veicoli a due ruote

Il drammatico incidente di Cremona con due mamme e una bambina che hanno perso la vita, travolte sulle strisce da un motociclista,  ripropone il dramma di una sinistrosità che è il risultato assurdo delle logiche della pista. Mezzi, in particolare le moto, veramente troppo potenti in mano ad emuli di Valentino Rossi che spesso sono semplici signori Rossi e anche scarsamente valenti.

Si continuano a produrre moto con potenze assurde, fino a 180 cavalli, capaci di velocità ingovernabili che toccano i 250-300 km/h, che in prima arrivano a 130, da 0 a 100 impiegano meno di 3 secondi.

Ad ogni nuovo modello si corre a togliere un kg e ad aggiungere un cavallo, in una gara assurda che fa mettere in strada moto con potenze che fino a 10 anni fa erano prerogativa dei campioni della pista come Biaggi o Capirossi.

Sembra assurdo, ma ormai il posto più sicuro per la circolazione è la pista. L’incidente del pilota polacco Robert Kubica, che con in Formula 1 è andato a sbattere a 200 km/h rimanendo illeso, ne è la prova. Con frequenza i campioni delle moto volano fuori pista e dopo una serie di capriole tornano a correre la domenica successiva. Ma in pista ci sono vie di fuga con sabbia, protezioni elevatissime, scocche capaci di assorbire urti incredibili, soccorsi sanitari prontissimi. Sulla strada è tutta un’altra storia. Sulla strada ci sono alberi, pali, guard-rail taglienti, l’elisoccorso arriva dopo 20-25 minuti, soprattutto sulla strada capita che arrivi anche qualcuno in senso inverso o che ci siano delle strisce pedonali con mamme, bambini o anziani che le attraversano.

Per assurdo il sistema permette di viaggiare su strada con moto e auto potentissime senza che sulla strada stessa vigano le severe regole della pista, per una mancanza sempre più allarmante di controlli.

In pista chi buca il rosso come Massa in Canada viene messo fuori gara. Chi supera i limiti di 80 km/h all’ingresso dei box viene severamente sanzionato, così pure chi non osserva la segnaletica verticale: bandiera gialla fai sorpassare, bandiera blu fatti sorpassare. Se non lo fai sei penalizzato e perdi la gara.

Sulla strada alla potenza enorme dei mezzi si abbinano conducenti troppo spesso non  adeguati o inesperti (molti arrivano alla moto a 40 anni per esigenze di mobilità urbana). La struttura stradale  non ammette errori, i giudici di gara (in divisa) sono troppo rari, i giudici di pace  sono troppo comprensivi. Si permette anche una certa disinvoltura nell’uso dell’alcol e sostanze.

Sulla strada non si perde mai la gara, si perde e si fa perdere la vita.

Nello scorso fine settimana si sono contati 18 incidenti mortali con coinvolti veicoli a due ruote pari al 45%. Dall’inizio dell’anno nei soli week-end sono stati 247 gli incidenti mortali dei dueruotisti 34% del totale. L’Italia detiene il record europeo della sinistrosità per questa categoria con 1.535 morti e 95.194 feriti. 703 vittime fra i pedoni. (dati Istat 2005).

In un panorama del genere chi si stupisce per tutto quello che sta accadendo o è in malafede o è un incompetente. 

A cura di Asaps

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Pubblicato il 21 Giugno 2007
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