Don Rigoldi: “Essere buoni a gratis non serve a niente”
Il sacerdote milanese interviene a un dibattito sulla legalità e sulla sicurezza. Al mattino il Sindaco Solanti ha consegnato la Costituzione ai diciottenni
Samarate ha fatto festa con alcuni momenti di riflessione sui principi della Costituzione e sui temi della legalità e solidarietà. Al mattino a Villa Montevecchio il Sindaco Vittorio Solanti ha consegnato una copia della nostra Carta Costituzionale a tutti i giovani che compiranno o hanno compiuto diciotto anni nel 2007. Un gesto non solo simbolico, ma che ha permesso un momento di icnontro e di riflessione che è andato oltre la formalità.
La riposta dei giovani è stata molto positiva. "E’ importante, – ha detto Solanti, – che voi partecipiate con entusiasmo alla vita pubblica nei suoi aspetti politici, culturali, civili e sociali, impegnandosi nelle associazioni o nel volontariato."
La sera alle 21 è poi toccato a don Gino Rigoldi parlare di legalità e solidarietà. Il suo intervento è stato introdotto da Luigi Campiotti del Fondo Danilo Dolci. Il noto av
vocato varesino ha fatto una breve analisi dei principi cosituzionali e ha raccontato l’attività del Fondo che ha come scopo prioritario proprio quello della salvaguardia della Costituzione e della legalità.
Don Gino ha raccontato la sua esperienza che ha un osservatorio particolare dato l’impegno nel carcere Beccaria in qualità di cappellano e poi la sua Comunità nuova.
"Le responsabilità, -ha detto Rigoldi, – sono personali e non riconducibili alla società. Se però mancano alcune condizioni essenziali è difficile aver custodia delle leggi, della legalità. La casa, il lavoro, i servizi sono elementi basilari nella vita dlele persone".
L’esperienza di don Gino gli ha permesso di vedere anche quale evoluzione ha avuto la società in materia di sicurezza e della percezione che ne hanno i cittadini. "Non possiamo vedere nell’altro sempre il nemico. Questo disgrega la società e genera insicurezza oltre che essere un atteggiamento non cristiano. Prima erano i terroni, poi i drogati e adesso gli extracomunitari. Sempre alla ricerca di un nemico. Poi accadono fatti drammatici e la gente reagisce in modi terribili. Quando furono arrestati Erika e Omar ci arrivavano telefonate colme di odio e basta".
Don Gino però è anche fermo nell’aaffermare che la scelta di fare un percorso deve partire proprio da chi ha commesso reati o vive una condizione di disagio. "Senza questa condizione ogni intervento diventa inutile. Il bene a gratis non ha senso. Occorre avviare un percorso educativo e non solo con chi sta male, ma soprattutto all’interno delle realtà sociali come la famiglia, la scuola, i gruppi. La nostra felicità è figlia delle nostre relazioni e oggi il deficit più grande è proprio lì. Le persone non si incontrano e se lo fanno resta tutto in superficie. Non ci si da valore reciprocamente".
Siamo di fronte a una società che è molto cambiata. La costante resta quella della sfiducia in tutto da parte di chi vive condizioni di degrado. "Oggi come trent’anni fa chi arriva in carcere fa vedere i muscoli. C’è però una grande differenza da quei periodi. Allora si pensava fosse possibile cambiare il mondo e questo era sentito anche da chi non ci credeva. Oggi passa una cultura diversa che non ha alcuna fiducia nel futuro. E questo rende difficile dare un senso a qualsiasi intervento rendendo davevro difficile trovare vie di uscita".
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