Vent’anni dopo il cielo sopra Varese
Esterno notte festeggia venti stagioni di cinema sotto le stelle. Giulio Rossini racconta questa lunga esperienza e fa il punto della situazione sulle prospettive della rassegna
Si prova l’audio e la messa a fuoco della pellicola. Da mercoledì 27 giugno riparte la macchina del cinema sotto le stelle. Non si poteva sperare in una serata migliore per sistemare le ultime cose. Fuori, a due passi dal tendone i giardini Estensi danno il meglio di sé sotto un cielo stellato e con una luna a illuminare alberi e viottoli.
Giulio Rossini è lì, come sempre in prima fila a lavorare. Si preoccupa di verificare il grande telo, il fissaggio della tenda, il sonoro. Sullo schermo intanto scorrono le immagini del documentario di Al Gore che apriranno la rassegna di Filmstudio ’90.
Esterno notte festeggia vent’anni di attività. Non ti emoziona una data così importante?
«Certamente. In questi anni abbiamo contribuito a far circolare idee e proposte. Il cinema non è un fine, ma un modo per dialogare e stimolare la partecipazione e il senso critico. Esterno notte contribuisce a vivere l’estate in città in modo positivo».
Cosa è cambiato in tutti questi anni?
«Siamo partiti come una piccola associazione con una piccola rassegna di film. Siamo cresciuti insieme al pubblico verificando formule e interessi. Abbiamo assecondato gli spettatori ma senza rinunciare mai alla nostra originalità. Basti pensare che sono davvero poche le rassegne in tutta la Lombardia che hanno una longevità come la nostra. E tutto questo senza una vera perdita di sensa e senza snaturare le nostre caratteristiche».
E il pubblico è cambiato?
«Si. Venti anni fa non c’erano le multisale, i dvd, Sky. Oltre al cinema era solo la tv a far vedere i film. Siamo in un’altra epoca rispetto alla comunicazione audiovisiva. Oggi ci sono una miriade di modalità e modi per poter sciegliere».
Ed Esterno notte come è cambiata?
«Proponiamo una formula che contiene anche linguaggi diversi che si integrano bene con il cinema. La musica e il teatro sono degli esempi».
Chi oggi sta facendo la maturità non era ancora nato quando voi iniziavate a proiettare ai giardini Estensi. Riuscite a "prendere" questo pubblico giovane?
«Solo in parte ed è la nostra sfida. Durante l’anno il nostro intervento si muove a 360° perché il pubblico giovane va stimolato. La grande sfida è quella di riportare gli spettatori abituati alla multisala a muoversi in modo diverso rispetto al cinema. Vorremmo fargli apprezzare il gusto della lentezza di un film passato insieme in un bel posto e non nel caos di un sabato sera. Il cinema è anche socialità e desiderio di scegliere cosa vedere. In questo si inserisce bene Esterno notte anche perché noi abbiamo privilegiato alcune scelte che permetteranno di vedere pellicole sfuggite dai circuiti più conmmerciali. In questo devo dire che l’apertura delle multisala ci costringe ad essere più creativi».
Dove è nato Esterno notte?
«Qui a Varese. Nella prima edizione eravamo anche a Gallarate, che non seguiamo più da tantissimo e a Laveno, dove invece siamo tornati tre anni fa».
Come mai partite con il documentario di Al Gore, Una scomoda verità?
«Perché abbiamo una grande ambizione di essere una finestra sul mondo, come dice il grande Truffaut. Questo documentario è un’ottima proposta e poi non si discute d’altro in questi giorni. Questo film ha colpito molto anche i più giovani. La sera dopo abbiamo Azur e Asmar, il cartoon più bello dell’anno. Racconta la storia di due bambini, uno bianco e la’ltro di colore che vanno alla ricerca della tata dei loro sogni. Una storia forte, commuovente e intensa con un messaggio straordinario. Diversifichiamo molto le proposte».
Qual è stata la tua maggiore soddisfazione in questi anni?
«La sera della proiezione di Benigni in Il piccolo diavolo. C’erano 1.200 spettatori. Le persona si erano messe ovunque, anche sugli alberi. Stessa storia con Buena vista social club»
Quanti spettatori sono venuti lo scorso anno?
«Tredicimila. Speriamo di ripetere il successo anche quest’anno. Per questo abbiamo referito dare spazio al nuovo che non ripetere film che tra l’altro non è che siano stati campioni di incasso».
Come vedi la Varese di oggi?
«Certamente non è più la Varese di venti anni fa, quando si andava solo a Milano. Ora mi sembra non ci sia più quell’abitudine, ma soprattutto quel bisogno. Si preferisce scegliere tra le tante proposte della provincia che è diventata ricca di iniziative. C’è stata un’innegabile scossa da diverse manifestazioni che però lasciano ancora troppi pochi segni sul terreno. Eventi tipo la Notte bianca vanno in una direzione opposta a chi lavora tutto l’anno come noi. Sarebbe bello trovare maggiori contatti e permettere una reale crescita dal basso. Siamo comunque molto grati alle amministrazioni che credono a questi spazi culturali e permettono di realizzare progetti. Quello su cui siamo ancora indietro è la formazione e la possibilità di offrire spazi per esprimere la creatività artistica. Nel nostro piccolo noi stiamo provando a gestire un luogo che può essere importante e mi riferisco al cinema teatro Nuovo di Biumo».
Da domani per oltre due mesi grande cinema a Varese, Malnate, Viggiù, Venegono inferiore, Gavirate, laveno e Castglione Olona. E a Giulio e ai suoi collaboratori l’augurio di raddoppiare almeno questa festa.
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