I truffatori on line nella rete della Guardia di Finanza
Primi arresti in Italia per associazione a delinquere dedita al "phishing": 26 in manette, 18 italiani e 8 stranieri. Migliaia di euro l'importo della truffa
Primi arresti in Italia per associazione a delinquere dedita al "phishing" informatico, vale a dire la truffa realizzata attraverso Internet. Si tratta di 26 persone, 18 italiani e 8 stranieri provenienti dall’Est europeo, che grazie a un hacker (di 22 anni) sfruttavano i dati personali degli utenti dei servizi informatici, ottenendoli in risposta all’invio casuale di e-mail apparentemente provenienti dalle banche. La guardia di finanza ha scoperto che i soldi che l’organizzazione era riuscita a sottrarre a ignari utenti truffati, finivano poi su carte postepay. Dopo il trasferimento del denaro sulle carte, alcuni componenti dell’organizzazione andavano al casinò in Italia, Germania, Austria e Grecia.
Il Comando provinciale della Gdf di Milano ha eseguito gli arresti e per la prima volta per questo tipo di reato viene contestata l’associazione a delinquere. Ammonta a centinaia di migliaia di euro l’importo della truffa ricostruita dagli investigatori, che stanno proseguendo le indagini anche oltre confine, nei paradisi fiscali caraibici dove sarebbero stati depositati i soldi. Due le bande coinvolte, tra loro collegate, composte da 18 italiani e 8 dell’est Europa regolarmente residenti in Italia, tutti esperti informatici. Il sodalizio si serviva di un giovane pirata informatico milanese, che dopo una fuga e un lungo interrogatorio ha confessato. A casa del ragazzo, su cui pendono le accuse più gravi, le Fiamme Gialle hanno sequestrato, tra le altre cose, computer portatili, schede magnetiche per impostare carte di credito e bancomat, centinaia di carte di credito e prepagate di vari istituti, documenti falsi e cellulari di ultima generazione. L’hacker aveva il compito di inviare alle vittime false e-mail intestate Poste Italiane e banche tra e più note in Italia, con la richiesta di compilare un formulario con numero di conto corrente e password. Così i risparmi di chi abboccava (phishing in inglese significa pescare) venivano prosciugati da altri componenti della banda che scaricavano l’importo su carte di credito (intestate a senza tetto avvicinati nei dormitori milanesi), con cui prelevavano migliaia di euro per volta in fiches, ai banchi di casinò italiani e stranieri. Centinaia gli utenti truffati, tra cui tre correntisti milanesi di ‘BancoPosta’ derubati in meno di dieci minuti di 65.000 euro complessivi. L’operazione “Phish & Chip”, coordinata dal pm Francesco Cajani, è il primo tentativo di affrontare in modo organico, anche contestando reati associativi, il fenomeno delle organizzazioni criminali dedite sistematicamente all’attività del phishing, come ha scritto il gip milanese Guido Salvini nell’ ordinanza di custodia cautelare. Salvini ha anche sollecitato la previsione legislativa di uno specifico reato per “phishing", per evitare di contestare, almeno nella fase iniziale, al “phisher” che invia le e-mail fraudolenti un reato più debole come la semplice truffa.La community di VareseNews
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