Sea spende 800 milioni per gli aeroporti e fa pace con i sindacati
L'85% degli investimenti andrà a Malpensa. Il piano industriale punta sullo sviluppo
Più di 800 milioni di investimenti per il rilancio del sistema aeroportuale milanese. È il dato contenuto nel verbale firmato nella notte da Sea, azienda che gestisce gli scali di Malpensa e Linate, e sindacati. Se il dato numerico è rilevante, ancora di più lo è il fatto che parti sociali e società di gestione si siano incontrati, confrontati, parlati e abbiano poi condiviso le linee guida di un piano industriale che dovrà traghettare Sea al 2012.
Quest’ultimo aspetto è stato sottolineato da tutti, sindacati e dirigenza dell’azienda: dopo più di due anni di silenzio, infatti, essersi ritrovati allo stesso tavolo delle trattative è risultato un passo avanti importante. Inevitabile l’accenno alla situazione di Alitalia, vettore di riferimento di Malpensa, aeroporto nel quale verranno riversati l’85 per cento degli investimenti previsti dal
piano: «Qui c’è un mercato privilegiato e non sfruttato per una serie di mancanze – ha spiegato Giuseppe Bonomi, presidente e amministratore delegato di Sea -. Noi crediamo di dover offrire un prodotto appetibile e competitivo a quello che sarà il vettore (o i vettori) di riferimento, Malpensa così diventa un centro nel sistema nazionale anche grazie alla coesione dimostrata da sindacati e azienda: era e resta un asset irrinunciabile per l’industria del Paese. Il “contingency plan” che dovrebbe ridimensionare la compagnia aerea per ora è solo sulla carta, quando sapremo di cosa si tratta ne parleremo, se però ci saranno tagli al lungo raggio, sarebbe una scelta industriale folle e demenziale. L’unica soluzione per Alitalia è unirsi in partnership industriale all’interno di un network affidabile, uno dei tre che agiscono in Europa e che fanno perno su Air France, Lufthansa e British Airways: altre ipotesi sono illogiche».
Tornando al piano industriale, le quattro priorità indicate nel documento sottoscritto nella notte sono: riequilibrio economico di Sea Handling, giudicato dallo stesso Bonomi «difficile ma perseguibile, ci auguriamo nel giro di tre esercizi. La scelta in controtendenza è quella di tenere l’handling all’interno dell’azienda, al contrario di quanto fatto da altre società europee»; rendere efficienti i conti per approvvigionamenti e acquisti, con l’obiettivo ambizioso di risparmiare almeno 10 milioni di euro all’anno; aumentare i ricavi dei settori “non aviation”, indispensabili per lo sviluppo; ragionare in chiave di “hub logic”, diminuire in maniera consistente i tempi di transito, aumentando i profitti e rendendo il prodotto aeroportuale puntale ed efficiente. In più, ci sono gli investimenti per più di 800 milioni di euro programmati che riguarderanno T1, T2 di Malpensa e Linate.
Soddisfatti i sindacati: «Dopo anni nei quali i rapporti con l’azienda erano pari a 0, ora il confronto si riapre – ha detto Dario Balotta, segretario regionale della Fit Cisl -. Un accordo importante all’interno del quale sono previsti investimenti per il rilancio e lo sviluppo. Malpensa ha elaborato un piano per essere attrattiva nei confronti di Alitalia. In questo senso non servono più visioni tipo Stato Pontificio e Regno delle Due Sicilie». «Il trasporto nazionale ha raddoppiato i passeggeri – ha commentato Nino Cortorillo, segretario regionale Filt Cgil -, passati da 60 a 120 milioni e nei
prossimi anni gli aumenti andranno dal 50 al 90 per cento in più. È essenziale che compagnie aeree e società di gestione aeroportuale gestiscano questi flussi di traffico: il confronto è stato condiviso per più di due mesi e siamo arrivati a questo punto, in un moneto chiave per tutto quello che ruota attorno al sistema milanese, con investimenti infrastrutturali e di collegamento fondamentali. Alitalia è in crisi da 20 anni, non da quando c’è Malpensa, che invece è un’occasione non sfruttata: se Alitalia non coglie le occasioni saranno le compagnie straniere ad approfittarsene». «È importante il fatto che si manifesti la volontà di sviluppo – ha aggiunto
Liviano Zocchi, segretario regionale della Uilt – e la possibilità di aprire alla contrattazione di secondo livello. I sindacati si sono dimostrati vicini ai lavoratori puntando sulla lotta alla precarizzazione, che insiste soprattutto sul Varesotti». Presenti al tavolo anche Sdl, Sin.Pa e Ugl, che hanno sottoscritto l’accordo. A settembre comincerà la seconda fase della contrattazione, partendo da un punto fermo importante come quello del documento sul piano industriale.
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