“Potare” il Premio Chiara è stato un errore clamoroso
Di Pier Fausto vedani
«I progetti presentati all’assessorato regionale alla Cultura sono aumentati esponenzialmente e la maggior parte sono di buona qualità. Questa è la ragione per cui abbiamo ridotto i finanziamenti ad alcune iniziative sul territorio varesino, in modo che anche altri potessero avere i contributi».
Petto in fuori per orgoglio padano e per la certezza di avere fatto la buona azione quotidiana, l’assessorato regionale alla cultura (?)ricorda di avere finanziato 133 progetti per un totale di 1 milione e 300 mila euro, 100 mila dei quali sono toccati al Varesotto.
All’interno del munifico intervento che ci riguarda, fiammeggia la sensibilità culturale degli esperti ai quali il povero governatore Formigoni ha affidato l’incarico di onorare l’immagine dell’arte e della letteratura lombarde, di ricordare quindi una grande, secolare vicenda e i suoi protagonisti.
Perfettamente in linea con la loro preparazione, i formigoniani dovendo massacrare hanno colpito il bersaglio giusto, hanno cioè potato del 40 per cento il contributo al Premio Chiara che uno spazio e una dignità notevoli si è conquistato nel panorama letterario nazionale e del Canton Ticino.
Piero Chiara oltre a essersi affermato in un contesto non facile – la sua fu una stagione ricca di scrittori di talento – certamente fece anche grande promozione della sua terra , del Luinese e del Varesotto, di luoghi oggi amati da tutti, anche dai siculi. Luoghi che a volte a residenti e ospiti vengono proposti con i loro nomi in versione dialettale, quasi fosse una conquista culturale e non un picco di sensibilità bovina.
Nella spartizione dell’elemosina regionale ha fatto la parte del leone – ma guarda un po’- Terra Insubre, associazione vicina alla Lega, che a fronte dei 9000 del “Chiara” si è cuccata 40 mila euro, comunque una miseria vista la mole di un impegno che può non essere sempre condiviso in ordine ai contenuti, ma che va rispettato.
Ricordo il tempo in cui l’attuale sindaco Fontana come presidente del Consiglio regionale faceva avere contributi culturali alla città sotto forma di idee ed iniziative. Adesso è con noi alla canna del gas. Ma qualcosa può sempre fare per salvare il Premio Chiara.
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