Turisti trattati male? Dite la vostra
Le storie inviateci dai nostri lettori invitano ad una riflessione: gli addetti ai lavori hanno "vocazione" turistica?
Abbiamo ricevuto, in questi giorni tre lettere che ci hanno offerto lo spunto per una riflessione: si parla tanto di "vocazione turistica", ma gli addetti ai lavori questa "vocazione" ce l’hanno?
Gli esempi che riportiamo qui sotto sono negativi ma, si sa, le storie che finiscono bene non fanno quasi mai notizia . E allora abbiamo deciso di chiedere la vostra opinione, usando il sistema collaudato dei sondaggi. Rispondete e se avete storie da raccontare inviate le vostre e-mail a redazione@varesenews.it.
come sempre, mi informo attraverso “Varese News” dei fatti che avvengono in Provincia e soprattutto di ciò che avviene nella mia città, Somma Lombardo, dove ho avuto anche l’onore di essere per nove anni l’Assessore all’Urbanistica.
Le scrivo però per tutt’altri motivi e che non riguardano la mia città: mercoledì scorso, giorno di Ferragosto, ho avuto modo di accompagnare dei miei carissimi amici, qui in vacanza per pochi giorni, a Laveno, per una giornata all’insegna del divertimento in una splendida località della nostra Provincia, capace di organizzare un’intera giornata di svago per i numerosi turisti che la frequentano. Con la coppia di amici ed i loro due figli (9 e 2 anni) abbiamo passato un bel pomeriggio a guardare le evoluzioni degli aerei, a sentire musica dal vivo in piazza e, prima della serata con la sfilata delle barche ed i spettacolari fuochi d’artificio, a girare per il paese vedendo i suoi caratteristici luoghi.
Devo dire che i miei amici, provenienti dalla Toscana, hanno apprezzato tutto, ad eccezione di uno spiacevole episodio che però, alla fin fine, è rimasto purtroppo ben presente sia nella memoria della coppia di amici, sia negli occhi stupefatti dei loro bimbi. Dopo aver frequentato nel pomeriggio un paio di locali per dissetarci e prendere una bella coppa di gelato, prima dei fuochi, verso le otto di sera, ci sediamo al tavolino di un bar nella piazza Matteotti: dopo un quarto d’ora un inserviente libera il tavolo dai resti dei precedenti consumatori e dopo altri dieci minuti un cameriere arriva a prendere le ordinazioni. È chiaro, ed anch’io me ne rendo conto, che può esserci del nervosismo dovuto al grande numero di avventori, però non dimentichiamo che questi signori sono le persone che portano in giro per l’Italia e per il mondo, i racconti delle loro esperienze nella nostra Provincia. Appena arrivato facciamo le nostre ordinazioni (pizze, bevande, ecc.) e immediatamente veniamo avvisati, con fare decisamente poco gentile, che “c’è da aspettare un’eternità”; chiedo cosa significhi e l’inserviente ribadisce che non lo sa e che questo può significare un’ora e mezza, due o anche tre ore: poiché il tono era decisamente arrogante, rispondiamo che ci va bene e che restiamo ad aspettare, forse rispondendo anche noi in tono alle sue affermazioni. Ed ecco che improvvisamente il cameriere dice: “si, ho capito, voi non prendete niente” e raccoglie i menù andandosene dal tavolo. Ero deciso a chiamare i vigili o i carabinieri, occupare il tavolo fino a quando qualcuno non fosse venuto a raccogliere le ordinazioni, ma i bambini dei miei amici, già un po’ traumatizzati dal comportamento del cameriere, e che già chiedevano (almeno il più grande) perché “il signore se ne era andato” (mentre il più piccolo cominciava a piangere), ci convinsero che era meglio muoverci e cercare un posto dove persone più civili (e consapevoli che con il loro comportamento determinano il comportamento futuro di un po’ di turisti), potessero servirci, non dico più cortesia, ma con più professionalità.
Ho riflettuto a lungo prima di scriverLe, ma mi sembrava opportuno segnalare come, comportamenti di questo tipo, rovinino l’immagine di un’intera comunità. Ne risultano diversi argomenti:
1. la Provincia di Varese è talmente ricca e piena di turisti che può pure permettersi di trattarli male (“tanto non torneranno mai”), facce mai viste e con forte accento toscano, si pensa che non verranno più: non sono clienti abituali e quindi si può anche trattarli così;
2. in Provincia di Varese sono maleducati;
3. per un locale è meglio avere diversi clienti che ordinano cose veloci, avvicendandosi così ad altri, che un gruppo di sei persone che, con le cose ordinate, potrebbero occupare i posti per troppo tempo;
4. forse è meglio portarsi un panino da casa perché i locali presenti in Provincia non servono con il dovuto rispetto; ecc. ecc.
Bisogna tenere conto che poi sono questi i ragionamenti che ne seguono, e che di tutta quella magnifica giornata, quell’episodio sgradevole sarà quello più ricordato. E riportato fuori dalla nostra Provincia ad altre persone.
Girolamo Pasin
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prendo spunto dalla lettera pubblicata riguardo i bar di Laveno per raccontarLe quanto successo il 17/8 durante una gita con mia moglie e mia figlia a Laveno. Dopo aver fatto i turisti siamo entrati in un bar sulla piazza; o meglio mia moglie e mia figlia si sono sedute al tavolino fuori dal bar ed io volendo solo un cono gelato ho fatto la richiesta all’apposita apertura situata all’esterno vicino ai tavolini, quando al "signore" barista ho chiesto anche due caffe’ per mia moglie e mia figlia già sedute mi ha contestato in modo maleducato il fatto che non potevo ordinare un semplice cono di gelato e sedermi con loro, ma che avrei dovuto ordinare una "coppa di gelato" oppure dovevo stare in piedi a mangiare il cono.
Alla mia richiesta di chiarimenti di questa imposizione mia ha risposto con arroganza che la legge a casa sua è questa e quindi ….. a questo punto mia moglie sentendo si è alzata e siamo andati via senza consumare commentando l’accaduto, lo stesso "signore" barista per tutta risposta mi ha lanciato un bel "vaffan…." al che io ho protestato vivacemente con lo stesso.
All’esterno a meno di due metri un vigile del comune di Laveno ha assistito alla scena, interpellato lo stesso ha risposto che lui non ha sentito e visto nulla……
Il giorno 17/8 a Laveno non erano previsti né aerei e nemmeno fuochi e neppure c’erano moltissimo persone e quindi in questo caso non si tratta di nervosismo ma solo di pura maleducazione, e se giustamente a casa propria ognuno inventa la legge più conveniente è anche giusto applicarla con un minimo di educazone.
Certo io e la mia famiglia in questo bar non ci metteremo più piede e se questa è l’accoglienza riservata ai turisti che vogliono ammirare le bellezze di Laveno, forse è veramente utile portarsi il panino da casa.
La ringrazio e porgo cordiali saluti.
b.p.
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Egregio direttore,
vorrei raccontare anch’io la mia disavventura e, non essendo la prima, mi vedo costretta a pensare che i commercianti varesini qualche problema con i turisti ce l’abbiano.
Il giorno di Ferragosto con la mia famiglia e nonni al seguito, siamo andati in un ristorante di Curiglia Monteviasco, non prima d’aver prenotato sei posti precisando che saremmo stati quattro adulti e due bambini.
La faccio breve: ci siamo seduti a tavola a mezzogiorno e un quarto e ce ne siamo andati alle 14 senza aver mangiato.
Certo, era Ferragosto, certo c’era molta gente, certo chi esce a mangiare il giorno di Ferragosto un po’ “se la cerca”. Ma è possibile, ci siamo chiesti tutti, che in una località turistica non ci si possa organizzare per fare in modo che l’arrivo di tanta gente (un fatto positivo, direi) sia non un’ emergenza ma un fatto straordinario cui si è preparati? E invece alle nostre rimostranze, educate (abbiamo chiesto il conto per l’antipasto e il vino che avevamo consumato all’una), ci è stato risposto che non era colpa loro se al ristorante in quel momento c’erano più di cento persone.
Ovvio, la colpa è nostra che non abbiamo saputo aspettare che la cucina smaltisse tutte le ordinazioni…
Non è compito nostro, che facciamo un altro mestiere, dare consigli, ma davvero non era possibile prendere per un giorno qualcuno che aiutasse in cucina o servisse in sala? Una soluzione dispendiosa, forse, allora sarebbe stato sufficiente prendere meno prenotazioni e far contenti tutti quanti.
Com’è finita? Con i bambini stanchi, arrabbiati e affamati abbiamo mangiato un ottimo panino con la salamella alla festa del paese. Giuro, non sapevamo ci fosse, altrimenti saremmo andati lì, senza esitazione, fin da subito. I volontari delle sagre di paese spesso sono più gentili ed efficienti dei titolari di alcuni ristoranti.
Senza rancore
R.P.
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