L’ospedale dei bambini soffre, mentre attende di crescere
Sottidimensionato, con spazi ridotti, il punto di primo intervento del Del Ponte lamenta anche mancanza di personale per gestire le emergenze
Se gli adulti piangono, i bambini sicuramente non ridono.
I riflettori costantemente puntati sulle difficoltà del pronto soccorso dell’ospedale di Circolo hanno fatto passare in secondo piano un’altra emergenza altrettanto delicata: la situazione difficile in cui si trova ad operare il personale sanitario del Del Ponte, impegnato nel punto di primo intervento.
Dopo aver accantonato l’idea di trasferire l’attività dell’emergenza urgenza per bambini nel nuovo monoblocco ( dove era stata approntata anche una sala), per l’assistenza pediatrica non c’è stato più alcun miglioramento. L’attività è rimasta al piano terra del Del Ponte, in spazi angusti con personale limitato, soprattutto nei week end e alla sera, quando si registrano i picchi di attività.
La triste vicenda del piccolo Tarusha aveva per un momento riportato l’attenzione sulle difficoltà del servizio di assistenza, una volta messi a nudo i punti di debolezza. Ad oggi, però, non è stato portato alcun miglioramento, si è semplicemente deciso di potenziare il Del Ponte secondo un progetto che, però, è ancora in fase di progettazione.
Così ad essere preoccupati dell’organizzazione di assistenza sono gli anestesisti del Del Ponte, tredici in tutto anche se quattro sono assenti per vari motivi, supportati da circa otto assistenti di sala operatoria. La preoccupazione è soprattutto legata per l’attività dei fine settimana e per le notti quando, all’interno di tutto il Del Ponte, c’è solo un anestesista che si divide tra i reparti di ginecologia- ostetricia e pediatria. Oltre al personale di guardia, ci sono anche un anestisista e un’infermiera di reperibilità che assicurano la presenza entro un quarto d’ora dalla chiamata. Spesso, però, capita l’anestisista sia obbligato a dividersi tra un cesareo d’emergenza e un bimbo con le convulsioni o in arresto cardiaco. E gli episodi, in quest’ultimo anno, sono aumentati considerando che nell’ospedale varesino lo scorso anno sono nati 3500 bambini, con una media di due parti cesarei a notte e almeno 3 in anelgesia, mentre le prestazioni della pediatria sono circa mille al mese.
Per ovviare a questi disagi, si potrebbe aumentare il personale infermieristico in grado di assistere il medico a gestire la crisi. I fondi per garantire la presenza fissa potrebbero arrivare dai finanziamenti messi a disposizione dalla Regione per chi ha investito nei "parti in analgesia" (l’epidurale), settore in cui il Del Ponte è all’avanguardia in Lombardia con oltre il 40% dei casi.
L’ospedale del bambino ormai sta crescendo sulla carta, ma in reparto si soffre ancora e si attende un segnale.
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