Malpensa, la maggioranza compatta al fianco di Formigoni
Lega Nord, An, Forza Italia, Udc, Pensionati e Cristiani e federalisti al fianco del presidente della Regione nella partita che coinvolge Alitalia e lo scalo varesino
Lunga discussione in consiglio regionale della Lombardia sul ruolo di Malpensa e sul futuro della ex compagnia di bandiera. Compatta la maggioranza nell’appoggiare le prese di posizioni di Formigoni. «Alitalia ha tradito Malpensa, facendo scelte incompatibili con l’economia e lo sviluppo dei nostri territori e della nostra Regione». Lo ha affermato Stefano Galli, capogruppo della Lega Nord che ha definito la «compagnia di bandiera una zavorra, di cui bisogna liberarsi il più presto possibile. Alitalia non ha mai creduto in Malpensa – ha continuato Galli – e ora se ne vuole andare. Lo faccia. L’aeroporto milanese non ha bisogno di Alitalia per sopravvivere. Lo dimostra l’attenzione che i vettori stranieri gli riservano. D’ora in poi, piuttosto, servirà una compagnia del nord che faccia di Malpensa il suo hub internazionale». Galli si è poi soffermato sulla necessità che la Regione non abbia solo poteri di vigilanza e che si attui anche in questo settore quel federalismo di cui tanto si è parlato: «Quello che è successo testimonia il fallimento di una politica di tipo assistenzialistico. Bisogna uscire da logiche campanilistiche che nulla hanno a che fare col mercato e con l’economia del paese e che sono solo punitive di un Nord, ormai scomodo».
«Si tratta di scelte di rilevanza nazionale – ha detto Alessandro Colucci, FI – dalla cui soluzione dipende la capacità competitiva del “sistema Paese” e che vanno collocate nel quadro generale dei trasporti e delle infrastrutture. Per questo la decisione di ridimensionare Malpensa è un danno grave per l’economia italiana. Di qui la necessità di cercare un’alternativa valida e rivendicare un’apertura sul mercato dei diritti d’accesso dello scalo. Senza campanilismi o conflittualità fra diverse istituzioni perchè la Lombardia non ha intenzione di entrare in conflitto con le altre istituzioni per la titolarità del problema, che va risolto in uno spirito di collaborazione». Roberto Alboni, capogruppo di Alleanza Nazionale, ha chiesto una «politica responsabile, per garantire la crescita di Malpensa, un vero il patrimonio, che si attesta quinto hub d’Europa e la cui competenza è riconosciuta a livello internazionale. Proprio per questo – ha detto ancora Alboni – Alitalia deve valorizzare Malpensa. Non investire in questo senso vorrebbe dire tagliare fuori il Nord dal resto d’Europa, non incentivare lo sviluppo dell’intero sistema Paese. Ecco perché il Governo deve respingere il piano presentato da Alitalia».
La vicenda Alitalia rappresenta, secondo il capogruppo Udc Gianmarco Quadrini «una delle pagine più tristi dell’economia italiana degli ultimi anni, un mix di interventismo statale e di malgoverno aziendale, ovvero un esempio di tutto ciò che non dovrebbe accadere in un’economia di mercato. La strada per risanare la compagnia di bandiera è quella di rafforzare Malpensa, costruendo attorno all’hub varesino una rete integrata di infrastrutture». Elisabetta Fatuzzo (Pensionati) ha difeso la vocazione ad hub di Malpensa: «Sono favorevole – ha detto Fatuzzo – agli ordini del giorno che sottolineano la vocazione di Malpensa ad essere hub intercontinentale. Malpensa più di Fiumicino ha le carte in regola per essere considerato tale. Non ero contraria a difendere la compagnia di bandiera ma non possiamo consentire che la crisi di Alitalia provochi danni, che rischiano di diventare irreparabili».
Per Alessandro Cè (Cristiani e federalisti) il tema impone al Consiglio regionale di dare un segnale deciso e univoco sul futuro di Malpensa: «Credo sia necessario – ha detto Cè – affrontare la questione con un piano d’azione condiviso e senza abbandonarci a inutili riflessioni demagogiche. Il disastro di Alitalia era annunciato. Colpa della politica, dei governi che si sono succeduti in questi anni e che hanno sempre ripianato i debiti della compagnia di bandiera. Colpa anche di un ritardo nella realizzazione di un piano del nord e della mancanza di coordinamento tra le istituzioni interessate».
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