Ramadan, pioggia sulla preghiera degli islamici

Il tempo peggiora, ma i fedeli di Allah, ombrello in mano, continuano a ritrovarsi in via Peschiera

«Speriamo regga il bel tempo». Con queste parole il Prefetto di Varese Roberto Aragno aveva archiviato il proprio ruolo di mediatore tra comunità islamica e Comune di Gallarate. Ma la pioggia da ieri sera, martedì 25 settembre, ha cominciato a cadere copiosa, bagnando strade ed edifici, ma anche i fedeli di Allah costretti a pregare per strada, senza un tetto sopra la testa. Ieri le prime gocce a fine preghiera, questa sera, mercoledì 26 settembre, le previsioni sono ben più nefaste e così sarà per i prossimi due-tre giorni: alla fine del Ramadan, per l’attesissima festa di rottura del prossimo 11 ottobre, manca ancora parecchio e il rischio che si succedano serate di preghiera sotto l’acqua, con tanto di parata di ombrelli, è concreto. Se a Sesto Calende si trovano soluzioni con aree ad hoc da destinare al culto e a Oggiono, nel lecchese, il sindaco concede addirittura la sala consiliare, a Gallarate invece la situazione non trova sbocchi. In consiglio comunale se ne è parlato e la maggioranza, stimolata dalla Lega Nord, ha ribadito la “linea dura”: come recita la mozione votata in largo Camussi, l’assemblea cittadina ha invitato la giunta “a negare la possibilità di utilizzare come luoghi di culto immobili e aree non compatibili, al fine di tutelare i cittadini da ulteriori disagi e a far proseguire la vigilanza da parte della Polizia Locale, fatti salvi i diritti riconosciuti dalla legge”. Diritti e doveri al centro della discussione, dunque: ai musulmani il compito di trovare un’area idonea seguendo le vie legali, ai musulmani l’obbligo di non pregare in stabili non riconosciuti come luogo di culto da parte dell’amministrazione comunale e i musulmani sotto l’acqua a pregare. Il Comune ripete che le aree per il culto a Gallarate ci sono e ci sono sempre state, basta cercarle e fare richiesta per acquistarle senza forzare la mano e senza continuare a ritrovarsi per strada, e conferma allo stesso tempo di non voler concedere cambi di destinazione d’uso per altro non ancora richiesti dalla comunità islamica. Nessuna concessione fatta per il Ramadan, nessuna concessione in vista per il futuro, dialogo interrotto. L’avvocato della comunità islamica ha scritto al ministero degli Interni per sottolineare la gravità della situazione: il diritto di pregare per ogni confessione riconosciuta sul territorio nazionale è sancito dalla Costituzione. Forse chi l’ha redatta non pensava ad un’intera comunità “costretta” alla preghiera per strada, sotto l’acqua, nel mese più sacro per l’Islam. 

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Pubblicato il 26 Settembre 2007
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