Sport e Fair Play all’Università dell’Insubria
Questo il tema della conferenza organizzata da Panathlon Varese. Fra i relatori Silvano Danzi, Maurizio Tallone e un'applauditissima Noemi Cantele
Una mattinata all’insegna dei veri valori dello sport. Questo il leit motiv della conferenza organizzata da Panathlon Varese nell’ambito della Giornata Internazionale del Fair Play e svoltasi presso l’Aula Magna della Facoltà di Scienze dell’Università dell’Insubria. Presenti circa duecento studenti provenienti dall’Ateneo bosino, dall’Università Cattolica di Milano e da alcune scuole varesine, oltre a un nutrito gruppo di rappresentanti dello sport provinciale come Amedeo Colombo, Franco Ruspini, Mario Minervino e Alessandro Borghetti.
Il convegno ha visto tre interventi volti a porre l’accento sui veri valori dello sport: una scelta che vuole prendere di petto le difficoltà in cui versa il mondo sportivo, tra violenza, doping, partite truccate e scandali di vario genere. Silvano Danzi, tecnico della Nazionale di Atletica Leggera, ha sottolineato la funzione socializzante di ogni disciplina augurandosi il ritorno dello sport a una dimensione di festa. Sulla stessa lunghezza d’onda anche Maurizio Tallone, ora dirigente scolastico dopo una lunga carriera da coach di basket, che poi evidenzia il ruolo fondamentale degli educatori: «Si deve collaborare alla crescita della persona tramite genitori, docenti e allenatori, senza guardare solo al risultato ma educando i ragazzi al fair play».
E proprio sul “gioco pulito” (tradotto dall’inglese) si basa l’intervento più atteso della mattinata, quello di Noemi Cantele. L’atleta arcisatese, laureata in Economia e Commercio presso l’Università dell’Insubria, ha raccontato in breve come si è avvicinata al ciclismo («inizialmente era un’attività parallela allo studio) prima di indicare i valori che l’hanno spinta ad intraprendere la carriera professionistica: «Lo sport mi dà la possibilità di conoscere i miei limiti e le mie potenzialità, in modo da sfidare me stessa. Ha però anche un’importante valenza sociale, trasferibile in tutti i settori della vita umana». Tornando al fair play, molto significativi due esempi portati dalla Cantele (nella foto sopra, premiata da Caterina Palmieri Colombo, presidente del Panathlon Varese), a sottolineare come nel ciclismo questo valore sia all’ordine del giorno. Il “fair play subito”, come lo definisce lei, si è verificato in una tappa della Route de France 2006, quando la sua compagna di fuga non ha voluto approfittare di un’incertezza di Noemi (causata dall’asfalto bagnato) lasciandole la possibilità di giocarsi il successo ad armi pari. Più recente e più conosciuto l’episodio di “fair play attuato” (rifacendoci sempre all’espressione utilizzata dalla Cantele),
avvenuto ai Mondiali di Stoccarda del settembre scorso: «Una caduta nel corso della gara mi aveva impedito di recitare il ruolo di leader della nazionale italiana. A quel punto si è trovata in testa una mia compagna di squadra (Marta Bastianelli, ndr) e io da capitana sono diventata gregaria, aiutando Marta a vincere il Mondiale. Ho voluto che a brillare non fossi necessariamente io, ma l’intera squadra azzurra». Un esempio di come nel mondo delle due ruote, così vituperato in questi ultimi mesi, esistano ancora tanti episodi positivi che trovano però poco spazio nelle cronache sportive.
A conclusione del convegno sono stati assegnati i Premi Fair Play (tre categorie: carriera, gesto e promozione): a ritirarli rispettivamente Cecco Vescovi, l’ex portiere della nazionale di Sledge Hockey Fabrizio Cozzi (nella foto sopra) e Luigi Francesco Ceconi, vice presidente del CSI. Il premio in memoria di Mimmo Zagonia è andato invece al provveditore Antonio Lupacchino.
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