Zoia: “Per l’ospedale ho ancora molti progetti nel cassetto”
Sta per scadere il mandato alla guida dell'azienda ospedaliera di Busto, Saronno e Tradate. Il direttore traccia un bilancio dell'attività svolta, che potrebbe continuare
«Sono stati cinque anni di grande lavoro e di impegno quotidiano per servire le persone. Spero che i cittadini siano soddisfatti». È il bilancio di fine mandato del direttore generale Pietro Zoia, che a fine mese concluderà il mandato alla direzione dell’Azienda ospedaliera di Busto Tradate e Saronno.
«Operiamo in un settore difficile e allo stesso tempo delicato – ricorda lo stesso dottor Zoia nel suo editoriale di commianto sull’house organ Flash News – che deve recepire le istanze del territorio ben rappresentato da ogni singolo sindaco, tenuto conto di uno scenario socio-culturale e demografico profondamente mutato rispetto al passato». E che le difficoltà si incontrassero tutti i giorni lo dimostra la cronaca di questi cinque anni, in cui il dottor Zoia è stato chiamato a rendere conto di scelte gestionali invise al territorio, come a Tradate, o a fare i conti con un progetto di scissione politicamente controverso come a Saronno nel caso della fondazione.
Alle critiche e alle polemiche, comunque, sono, a volte, seguiti apprezzamenti per l’organizzazione, come nel caso della week surgery adottata al Galmarini e che è stato giudicato il modello più efficace in un recente convegno di "economia sanitaria": «Le mie soddisfazioni vengono dal gradimento delle gente. A Tradate sono arrivate persone nuove che stanno dando segnali importanti particolamente apprezzati. Inoltre gli investimenti in tecnologia su tutti e tre i presidi non possono che migliorare l’offerta di assistenza».
Molti sono i lavori che sono stati avviati o chiusi in questo quinquennio: nuove sale chirurgiche, potenziamento dell’area oncologia, ristrutturazione dei tre pronto soccorso, investimenti tecnologici soprattutto nella diagnostica per immagini, nella radioterapia, nel settore psichiatrico, in quello materno infantile.
Grande attenzione è stata dedicata all’utenza e al terriotorio con l’apertura di Cup decentrati e di ambulatori territoriali. Ma proprio nel rapporto con il territorio, il direttore vive il maggio cruccio: «È molto faticoso raccontare e far capire ciò che stai facendo».
Nel suo mandato, Pietro Zoia ritiene di aver dato risposte a tutte le urgenze, comprese quelle dei dipendenti, i quali hanno ora a disposizione asili nido aziendali: «Sul fronte infermieristico devo dire che che nell’ultimo anno il "turn over" ha avuto un’inversione di tendenza. Siamo riusciti a contenere la fuga verso il Meridione del personale ed ora stiamo investendo su figure straniere pienamente integrate».
Sul fronte delle liste d’attesa, i risultati cominciano ad arrivare grazie ad una politica di investimento sulle attività ambulatoriali, ma anche ad una diversa organizzazione dei reparti come è avvenuto nella già citata esperienza tradatese della week surgery.
Rientrato, nei limiti, il problema della sicurezza: «Gli ospedali sono inseriti in un contesto sociale di cui condividono le problematiche. A Saronno, la videosorveglianza ha contribuito a ridurre l’allarme».
Lascia un’azienda in ordine? «Di progetti nel cassetto ce ne sono ancora molti e mi piacerebbe poterli realizzare. Ma attendiamo di conoscere le decisioni della Regione».
Altri cinque anni a Busto, dunque? Pietro Zoia lascia intendere che non gli dispiacerebbe proprio…
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