L’Insubria e l’ospedale, per il futuro di Varese

L’Università dell’Insubria celebra nel 2008 il decennale della sua fondazione, cioè del distacco, dell’ autonomia totale dall’ “alma mater” di Pavia dalla quale era nata un quarto di secolo prima.

I Rotary varesini hanno chiesto al rettore Dionigi di fare il punto sugli sviluppi, recenti e futuri dell’ateneo che oggi nelle sedi di Varese, Como, Busto Arsizio e Saronno ha più di 400 docenti e 12 mila studenti impegnati in una trentina di corsi di laurea.

Lo sviluppo ha richiesto più pianificazioni e grandi capacità manageriali: in campo finanziario il professor Dionigi ha ottenuto aiuti istituzionali per una ventina di milioni, altrettanti sono stati e saranno reperiti nell’ambito della gestione della stessa Università.
In campo edilizio a guidare lo sviluppo Renzo Dionigi ha chiamato, in qualità di prorettore, Giancarlo De Luca, docente di biochimica, che ai rotariani ieri sera ha illustrato nei dettagli il corposo programma per quanto riguarda la nostra città. Due i poli più importanti: la sede centrale di via Ravasi, che necessità di interventi di ristrutturazione e consolidamento, e Bizzozzero, dove già quest’anno partiranno i lavori per il campus universitario ( un collegio da cento posti, impianti sportivi, mensa) e già sono stati realizzati aule e laboratori nelle strutture dell’ ex ospedale psichiatrico. L’area esterna all’ ospedale è quella a disposizione dell’Università per le nuove opere: molto vasta, è stata offerta dalla Provincia da sempre istituzione attenta e collaborativa nei confronti dell’ateneo.

Il rettore Dionigi ha annunciato che per il decennale dell’Insubria ci saranno più lauree honoris causa e due grandi incontri, a Varese e Como, il primo per ricordare e valutare aspetti e impatti della presenza dell’Università sul territorio, il secondo per ripercorrere il cammino fatto grazie a rettori, presidi, accademici.

E Dionigi ha sottolineato in particolare il ruolo del professor Berlinguer, prodigo di amicizia, aiuti e consigli.

Il rapporto ai rotariani di Dionigi e De Luca non può non far riflettere sul significato e la portata della presenza dell’istituzione in una collettività. Un ateneo non è solo scuola di sapere, ma anche di capacità di agire, di essere riferimento aldilà dei campi di insegnamento.
L’ateneo è freschezza, aggiornamento continuo, è avanguardia sempre e comunque. Forse anche perché è uno dei pochi luoghi in cui la gerarchia conti ancora. E che viene confermata sulla base dei risultati ottenuti.
Come città ci abbiamo messo un bel po’ di anni a capirlo, forse preferendo alla managerialità e alla concretezza le parole, il fumo, il vuoto culturale della nostra piccola casta. Saremo pigri e distratti conservatori, ma certamente non un villaggio di ritardati: oggi infatti ci sono uomini nuovi nella comunità e c’è la fine della diffidenza verso un tempio che ha una caratteristica amata dalla gente del lavoro: la capacità di fare.

Varese ha un problema non del tutto risolto: l’ospedale, che è un cardine, un motore, un bene prezioso e pure un particolare punto di incontro tra la città, la politica, l’Università dell’ Insubria. Sono note le annose polemiche che hanno contraddistinto il rapporto con l’Università. La politica oggi ha chiesto fiducia, sembra un tempo nuovo. Ospedale e ateneo sono le nostre due realtà pubbliche più importanti: insieme possono rilanciare Varese. Adesso tocca all’ospedale portarsi in quota. Ci troverà l’Insubria.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 18 Gennaio 2008
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