Tornano i passatori, non succedeva da dieci anni

Indagini in Italia e in Svizzera per capire se il caso della famiglia ucraina sia isolato. Gli ultimi episodi risalgono alle guerre balcaniche

Non succedeva dagli anni ’90. Sul confine tra Italia e Svizzera il nome “passatore”, ormai, sembrava relegato all’insegna di qualche locale o grotto e invece riappare con tutto il suo carico di problemi dopo la vicenda della famiglia di ucraini che si era persa sul monte Lema nel tentativo di entrare in Svizzera. La Polizia cantonale non si sbottona ma le immagini che vengono in mente sono nitide e risalgono alla serie di conflitti che disgregò la Jugoslavia. In quel periodo il confine tra la provincia di Varese e il Ticino era diventato bollente e a gruppi di 5-10 persone i profughi di quella terra martoriata giungevano sulla riva italiana della Tresa provenienti da Milano. I passatori li attendevano alla stazione Centrale, li caricavano sulle loro auto e, dietro il pagamento di almeno 1000 marchi, li portavano fino al fiume. La traversata del fiume d’estate era anche rinfrescante ma d’autunno, col fiume in piena, o d’inverno poteva diventare mortale e qualcuno non ce l’ha fatta.


Oggi si ripropone, in dimensioni sicuramente non allarmanti come in quegli anni anche se l’apertura dell’Europa ai paesi dell’est potrebbe aver rinvigorito questo fenomeno creando interesse nell’organizzare un traffico di esseri umani da parte della malavita organizzato. La donna ucraina e i suoi figli avevano cercato in ogni modo di raggiungere la Svizzera attraverso i canali legali chiedendo più volte l’asilo politico, tentando di raggiungerla in treno e rivolgendosi al consolato elvetico a Milano ma non c’è mai stato niente da fare. Da qui la disperazione e la scelta di affidarsi a qualcuno che gli indicasse la strada possibile tramite le montagne. Secondo la Polizia cantonale sono stati portati o in località Pradecolo di Dumenza oppure a Trezzino dove si troverebbe una vecchia dogana abbandonata. Probabilmente, però, la donna deve aver sbagliato strada e, dopo aver imboccato il sentiero che porta al Lema, si è trovata in mezzo ad un metro di neve con i suoi figli, complice la totale assenza di controlli sul confine montano durante l’inverno.

 

Mentre si attende l’interrogatorio della famiglia ucraina per capire chi li avesse dotati di radio ricetrasmittente e chi li avesse portati fino a Dumenza, i carabinieri di Luino stanno cercando di ricostruire da dove provengano questi nuovi passatori e quale sia la dimensione del fenomeno.

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Pubblicato il 25 Gennaio 2008
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