“Why”, quando la danza è una lezione di vita

Il celebre coreografo Daniel Ezralow fa pensare il pubblico con uno spettacolo che punta dritto allo smascheramento dell'ipocrisia che circonda la nostra esistenza

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Daniel Ezralow: Why 4 di 12

Nel grigiore di un vestito da impiegato o nella nudità di una nascita. Qualunque sia il colore della vostra pelle. Sia che stiate correndo o che siate nella vostra stanza, mentre vi spogliate, o mentre corteggiate una donna. Insomma, in qualsiasi situazione vi troviate, non cercate di stupire. Non cercate di essere straordinari. Ciò che rende un uomo speciale è la sua unicità. Quindi siate voi stessi in ogni momento della vita. Basterà a rendere felici voi e gli altri. E non importa se siete un atleta, un manager o un meccanico, perché lo status non serve per essere felici, se non corrisponde a ciò che sentiamo di essere.
 
Questo è il messaggio di "Why", lo spettacolo del celebre coreografo Daniel Ezralow, andato in scena sabato sera all’Apollonio (il coreografo non era presente né sul palco né in teatro).

Un messaggio che "inciampa" in una contraddizione obbligata. Ezralow e i suoi ballerini si devono affidare alla straordinarietà del gesto fisico per poter far passare il messaggio al pubblico. Anche se è evidente che il coreografo ha lasciato ai suoi dancers molta libertà di espressione, per un senso di coerenza con lo spettacolo e per una sua filosofia di vita.

Ezralow attinge molto dal suo repertorio passato (specialmente a quello degli Iso). Come ad esempio la predilezione per le molteplici finestre, che si illuminano e si chiudono in un gioco di luci e visioni efficaci.
Il cast di "Why" è fatto di molti giovani, ma è gente che sa il fatto suo, a cominciare dal talento Marcus Bellamy, capace in un assolo di far contare al pubblico ogni muscolo del suo corpo, dalla testa ai piedi. Per continuare con la bella ed esplosiva Tyler Gilstrap, fino all’italianissimo Santo Giuliano che si esibisce in una performance blues atletica, divertente e contaminata da molto hip hop.

"Why" è uno spettacolo che dà voce ai pensieri che ci frullano nella testa ogni giorno, dalla mattina quando ci alziamo, fino a notte fonda. I pensieri prendono voce e la voce diventa movimento. Una citazione forse del "Cielo sopra Berlino" nella scena dove si vede la gente che va al lavoro la mattina in metrò. Tutti sono in silenzio, ma nella testa di ognuno c’è molto rumore.

Ezralow forza volutamente il pubblico con alcuni testi, come nel caso di "Thank U", la canzone di Alanis Morrisette, che si compongono nel quadrante della vita, allestito sul palco con otto stanze in un gioco di luci e schermi che a volte ne svelano il contenuto, a volte lo nascondono.

E alla fine il pubblico applaude, applaude, applaude.

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Pubblicato il 27 Gennaio 2008
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