Inchiesta sui neonazi, “è strategia della tensione”
Incontro pubblico pieno di spunti quello con l'autore di "Fascisteria. Storie, mitografia e personaggi della destra radicale in Italia", Ugo Maria Tassinari
L’ombra del giallo politico grava sull’inchiesta sui neonazisti in provincia di Varese, almeno a sentire i diretti interessati. Spunti interessanti, anche troppo, dall’incontro pubblico "Processo alle idee", organizzato sabato al Museo del Tessile con l’autore di "Fascisteria. Storie, mitografia e personaggi della destra radicale in Italia", Ugo Maria Tassinari, un passato da extraparlamentare di sinistra ma con amicizie anche nell’"altra sponda" politica di cui è esperto conoscitore. Con Tassinari sul palco c’erano il capogruppo di An in consiglio comunale Francesco Lattuada e Rainaldo Graziani del centro studi Translineam: due personaggi coinvolti dall’inchiesta della magistratura varesina e finiti nel calderone dei "nazisti dell’Illinois", termine ripetuto più volte da Graziani a simboleggiare l’attenzione certo poco gradita di cui la stampa, locale e non solo, e gli inquirenti hanno "omaggiato" alcuni ambienti e personaggi della destra radicale. Com’era inevitabile, si è finito per parlare poco del libro di Tassinari e molto dell’inchiesta, con rivelazioni clamorose da parte di Graziani, che prendeva di mira gli inquirenti, oltre ai due arrestati per gli incendi del Biergarten Centro del Lago (ex Crazy Bull) di Buguggiate e di una baita in Valsesia, Alessandro Campesi e Carlo Ariosto.
«Hanno arrestato un cretino e un agente dei servizi segreti» dirà Graziani in relazione agli incendi di Buguggiate e in Valsesia. In cella finirono i già citati Campesi e Ariosto; quest’ultimo fu scarcerato dopo pochi giorni. Graziani non si limita alla versione nota secondo cui i fatti si ebbero dopo una lite per apprezzamenti pesanti a una cameriera da parte di uno dei due, proprio durante una cena a Buguggiate. Secondo quanto dichiara, gli inquirenti sarebbero intervenuti a fermare i due solo poco prima di un terzo episodio incendiario, previsto questa volta ai suoi personali danni, previa lettera minatoria ("allontana donne e bambini perchè ti bruciamo casa") dei due "inventori"
dell’inesistente Vigilanza Democratica Territoriale. «Eravamo al punto che i "compagni" erano venuti in quel periodo da noi a rassicurarci che non c’entravano assolutamente con quei fatti, tirava un’aria pesante» ricorda Graziani. «Sono stati episodi di strategia della tensione. Del resto, dopo dodici ore dall’incendio di Buguggiate gli incendiari già erano noti alle forze dell’ordine».
«A noi hanno fatto un paiolo così» sibila Graziani, «intanto quando quelli colpirono ancora in Valsesia bruciando la baita, i carabinieri del posto li arrestarono subito perchè i valligiani li avevano segnalati come sospetti bracconieri, in più avevano ancora in auto la tanica di benzina usata… eppure dopo tre ore erano in libertà. Perchè?» Venne poi la lettera di minaccia a Graziani, che denunciò tutto alle forze dell’ordine. Gli fu garantita una protezione che, a sentire lui, non ci fu. «Hanno voluto, alla fine, prenderli per proteggerli» è la tesi di Graziani: prima che si mettessero in guai davvero grossi. Ma l’inchiesta intera per lui è viziata: «"Non dovevano" apparirvi pregiudicati, estremisti di destra noti e notabili vari. Vi sono invece apparsi quanti da dieci anni si adoperano per evadere da questo sistema». Insomma, nient’altro che la criminalizzazione di un’espressione politica fuori dagli schemi, concluderà Tassinari. Questa dunque la tesi difensiva, condita dalle gravi controaccuse lanciate da Graziani, che affermava di avere prova di quanto detto.
Per Tassinari (nella foto), «garantista da ben prima che il garantismo lo scoprisse Berlusconi» (da qui e dalla lunga amicizia con Graziani la sua presenza a questo incontro), sarebbe «una cosa mostruosa, incomprensibile», quanto abbattutosi sui "nazisti dell’Illinois", «più folcloristici che socialmente pericolosi». L’autore sfoderava la sua conoscenza degli ambienti più vari della destra estrema, annunciando la fine della contrapposizione "classica" fascismo-comunismo dopo la caduta del Muro, anche se bisognerà andarlo a spiegare a tutti quelli che ancora si picchiano, specie a Roma, come negli anni Settanta. Per Tassinari emergono oggi, invece, reazioni identitarie ed integraliste alla globalizzazione. Fra queste l’allarme sicurezza in relazione agli immigrati, ma anche la politicizzazione delle curve, espressione non tanto di "neofascismo" quanto di un disagio sociale diffuso che spesso si coalizza. «Il bipolarismo? «Una buffonata, l’80% della legislazione di centrodestra e centrosinistra è intercambiabile. Berlusconi ha già vinto quando qualcuno osserva che tre reti sono troppe e scatta la ribellione a suo favore perfino a sinistra…»
Lattuada, infine difendeva il buon nome di Comunità Giovanile sottolineandone lo spirito "metapolitico" – aperto all’azione non istituzionale di singoli, associazioni eccetera – e la volontà, non da ieri, di superare gli steccati ideologici del passato e non piegarsi alla mentalità corrente dominata dal pensiero unico "commerciale".
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