Scontro al Pirellone sulla legge per l’assistenza sociale
In Consiglio regionale si dibatte della nuova legge quadro nel campo dell'assistenza sociale e sociosanitaria. Rifondazione comunista ha chiesto il non contingentamento
È entrato nel vivo in Consiglio Regionale il dibattito sulla riforma dei servizi alla persona (relatrice Margherita Peroni, FI), una nuova Legge Quadro nel campo dell’assistenza sociale e sociosanitaria.
Il provvedimento (“Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario”) dà applicazione alle modifiche del Titolo V della Costituzione laddove viene attribuita alle Regioni la potestà legislativa nel campo del welfare.
E’ frutto dell’abbinamento di tre distinti progetti di legge: uno della Giunta regionale presentato dall’assessore alla Famiglia, Giancarlo Abelli; uno dall’Ulivo; uno da PRC, Verdi e Comunisti Italiani.
Il documento abroga la legge regionale n.1 del 1986, modifica in maniera pressochè totale l’art.4 della legge regionale n.1 del 2000 (sui servizi sociali) e interviene sulle leggi regionali n. 1 del 2003 (in materia di ASP, Aziende per i servizi alla persona) e n.31 del 1997 sulla riforma del servizio sanitario regionale.
La discussione su questo provvedimento si preannuncia con tempi lunghi. In Consiglio Regionale, infatti, il gruppo di Rifondazione Comunista ha ritenuto di usufruire del “non contingentamento” dei tempi di dibattito utilizzando il “bonus” che ogni soggetto politico può utilizzare una volta nel corso della Legislatura: Il motivo, dice il capogruppo Mario Agostinelli, è che “questa Legge Quadro risponde alla volontà della Giunta regionale di privatizzare anche il settore dell’assistenza sociale e socio-sanitaria così come è già avvenuto, per esempio, nella sanità e nella scuola”. Inoltre, sul documento sono stati presentati 1420 emendamenti e più di 200 ordini del giorno che verranno esaminati dal Consiglio Regionale nel corso delle sedute del 26,27 e 28 febbraio.
«La bontà e l’efficacia del modello lombardo – ribatte la relatrice Margherita Peroni – sono testimoniate dall’efficienza riconosciuta di una rete diffusa sul territorio di centri per disabili e minori, di Residenze Socio Assistenziali, del successo dell’esperienza dei vaucher che risponde ai bisogni sempre crescenti dei cittadini. E’ un sistema che comunque dobbiamo sviluppare e non è certo la “privatizzazione” la strada che può consentire questo traguardo, ma il coinvolgimento di tutti i soggetti che hanno a cuore la tutela della salute della gente.
La rete delle “unità di offerta sociale e socio-sanitaria” rappresenta l’insieme dei servizi, delle prestazioni (anche di sostegno economico) e delle strutture territoriali, domiciliari, diurne, semiresidenziali e residenziali. Ha come finalità la promozione “di condizioni di benessere e inclusione sociale della persona, della famiglia e della comunità e di prevenire, rimuovere o ridurre situazioni di disagio dovute a condizioni economiche, psico-fisiche o sociali”. Inoltre, la rete delle unità d’offerta garantisce il diritto alla esigibilità delle prestazioni sociali e socio-sanitarie comprese nei LEA (livelli essenziali di assistenza).
Nel progetto di legge, il governo della rete viene affidato principalmente alla Regione ed ai Comuni.
Il sistema regionale dei servizi e delle strutture sociali e sociosanitarie viene organizzato e gestito nell’ambito di un’unica rete costituita dalle singole unità d’offerta, pubbliche e private, residenziali, semiresidenziali e territoriali, le cui prestazioni abbracciano tutto l’arco degli interventi sia in fatto di erogazione di servizi che di sostegno economico a favore delle persone.
Alla programmazione regionale ed a quella comunale in ambito sociale (che si attua attraverso piani di zona sui quali possono intervenire anche le Province) partecipano i soggetti pubblici ed i soggetti privati.
Il ruolo principale del governo della rete sociale spetta ai Comuni (in forma singola o associata) mentre ai soggetti del Terzo settore si affidano compiti di programmazione regionale e comunale, di identificazione delle unità d’offerta, di vigilanza, di costituzione e gestione degli osservatori, di instaurazione di forme di collaborazione tra pubblico e privato non profit, per la gestione dei servizi alla persona ricorrendo anche a specifiche forme di affidamento.
Il governo della rete sociosanitaria è affidata alle ASL.
Le Province, inoltre, possono promuovere interventi innovativi, finanziati mediante proprie risorse, nell’ambito di entrambe le reti.
Infine, per quanto riguarda le ASP (Aziende per i servizi alla persona) la nuova disciplina prevede tra l’altro la partecipazione alle società pubbliche o a capitale misto e la possibilità di una loro trasformazione in fondazione.
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