Lavoro, ambiente, diritti: le tante anime di Malpensa

Alcune reazioni a poche settimane dal via del piano di ridimensionamento di Alitalia. Nossa: "I fondi per la cassa integrazione finiscano nelle tasche dei lavoratori"

Ci sono varie anime a Malpensa. I lavoratori aspettano di conoscere il proprio futuro, gli amministratori locali temono ripercussioni e danni gravi per il territorio, i sindacati lanciano appelli, i politici si scannano l’un con l’altro difendendo le rispettive posizioni.  

Passeggiando per l’aeroporto si incontrano tanti dipendenti, sia della società di gestione, sia delle varie compagnie aeree che operano a Malpensa, sia dell’universo di cooperative impegnate nello scalo. La voglia di parlare è poca, la consapevolezza che una crisi ci sarà è tantissima, ma forse non è ancora arrivata al culmine. Ci pensano i sindacati a sollevare le barricate. Tra i più agitati Victor Morchio dell’Sdl: «Siamo in un Paese senza strategie – spiega -, si considerano i trasporti un aspetto secondario, si regalano i nostri cieli privatizzandoli. In un periodo come questo quando i flussi di traffico e merci aumentano, rischiare di perdere il lavoro è assurdo: non ci sono regole, non c’è chi vigila. Vogliamo difendere i nostri posti, ci sono 18 mila persone che lavorano qui e non vogliono finire per strada». Più ampio il ragionamento di Flavio Nossa, della Cgil, che analizza i fondi stanziati per gli ammortizzatori sociali (18 milioni in Finanziaria per i dipendenti Sea, 40 milioni per il 2008 e il 2009 per l’indotto, 40 milioni come integrazione alla mobilità assegnati a Comune e Provincia di Milano e 40 milioni per le infrastrutture): «Questi sono soldi dei lavoratori, in particolare dei lavoratori del sedime di Malpensa – attacca Nossa -. Non possono e non devono essere erogati a piacere da Regione o chi altri: siamo preoccupati, il presidente della regione Formigoni fa promesse di allargare a ventaglio le erogazioni a mo’ di bonus territoriale, questo non è ammissibile. Inoltre, non è pensabile che questi soldi siano assegnati subito: ci sono aziende che subiranno conseguenze a distanza di 3-4 mesi, non tutte sanno già cosa succederà come Sea o il catering che infatti hanno già chiesto la mobilità. Il commercio se ci sarà la crisi la sentirà almeno a settembre, lo stesso con vari distinguo vale per l’alberghiero, settore per il quale non vedo come si possa parlare di crisi quando si costruiscono alberghi su alberghi senza sosta. Questi soldi devono finire nelle tasche dei lavoratori e solo in quelle».  

Preoccupato per il proprio Comune Mauro Cerutti, sindaco di erno: «È una situazione paradossale, si sta regalando la compagnia di bandiera e la colpa è solo del governo Prodi. Nei nostri comuni in tanti lavorano a Malpensa, una crisi sarebbe letale per l’indotto». Preoccupato anche Gianpaolo Livetti, già consigliere comunale a Ferno e ora candidato alla presidenza della Provincia per a Sinistra L’Arcobaleno: «Malpensa ha rubato territori ai nostri comuni – spiega -, con la promessa mai mantenuta di buoni posti di lavoro: rivendichiamo un futuro senza proclami dove qualità e sviluppo viaggino di pari passo».  

Accorato l’appello di Claudio Brovelli, per nove anni sindaco di Somma Lombardo proprio negli anni che hanno visto nascere Malpensa: «Malpensa è un colosso drogato dal metadone Alitalia – spiega -. La sua storia era già scritta. L’impegno della sinistra è lottare perché ci siano posti di lavoro veri, in un territorio dove la qualità della vita sia accettabile: lavoro e ambiente, sono questi i temi per i quali bisogna impegnarsi. Senza più proclami come quello per la terza pista: questa situazione può e deve essere l’occasione per ripartire, programmando seriamente nell’interesse di chi vive e lavora in questi territori».  

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Pubblicato il 18 Marzo 2008
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