“Libertà”: Risuona l’urlo di protesta dei monaci tibetani
I monaci hanno manifestato davanti ai giornalisti stranieri in visita a Lhasa al seguito del Governo cinese. Mentre ila Regaiona Lombardia ritrae la loro protesta in un pannello avanti al Pirellone
“Libertà. Libertà!”; “ Il Dalai Lama non c’entra”: “Non credete al governo, dice solo bugie!” gridano i monaci tibetani alla delegazione di giornalisti stranieri in visita in questi giorni a Lhasa portati dal ministero degli esteri cinese, in risposta alla accusa secondo cui tutte le dimostrazioni sarebbero dirette e organizzate dal leader tibetano in esilio. Lo hanno dichiarato alcuni reporter: l’agenzia Nuova Cina ha infatti scritto che “la visita era stata interrotta da un gruppo di monaci al tempio di Jokhang” ma che “era ripresa poco dopo”. L’unico giornalista europeo invitato è uno dei corrispondenti da Pechino del Financial Times.
I monaci, una trentina e tutti giovani, hanno manifestato per un quarto d’ora circa nelle vicinanze del tempio Jokhang, uno dei più importanti del buddhismo tibetano che ospita le effige del Buddha. “Vogliamo che il Dalai Lama ritorni in Tibet, vogliamo essere liberi!” hanno urlato i monaci accusando il regime di Pechino di mentire e insistendo sull’impossibilità di addossare al Dalai Lama la responsabilità delle proteste.
I giornalisti sono riusciti a parlare con loro per alcuni minuti prima di risalire sull’autobus accompagnati dai funzionari del ministero degli esteri cinese. I religiosi hanno raccontato di essere prigionieri nel tempio dal 10 marzo, inizio delle manifestazioni di protesta dei tibetani, e hanno aggiunto che sapevano che sarebbero stati arrestati ma di essere pronti a correre il rischio per la libertà del popolo tibetano. I principali monasteri sono stati circondati dalla polizia armata tra il 10 e l’11 marzo. Da allora le autorità cinesi non hanno dato più notizie sulla drammatica situazione dei templi preferendo concentrarsi sulle violenze del 14 marzo quando giovani tibetani hanno attaccato immigrati cinesi uccidendone, secondo il governo, 18.Intanto in Italia continuano le manifestazioni di solidarietà ai monaci, in particolare la Lombardia è a fianco del popolo tibetano nella sua battaglia per l’autonomia. Ieri mattina infatti il presidente della regione, Roberto Formigoni, lo ha confermato presentando in Piazza Duca d’Aosta, davanti all’ingresso di Piazza Pirelli, un pannello di 4 metri per 4 con la scritta “Monaci liberi”, come segno tangibile che la Lombardia ha scelto da che parte stare: con i tibetani in lotta contro la Cina.Una decisione che arriva alla vigilia del voto sull’assegnazione dell’ Expo, nel quale la Cina giocherà sicuramente un ruolo importante e mentre infuria il dibattito sul boicottaggio delle olimpiadi di Pechino 2008 e la fiaccola olimpica è alimentata dai venti di protesta.
Il Consiglio regionale dedica questo manifesto voluto all’unanimità alla libertà del Tibet e offre pieno appoggio al Dalai Lama.
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