Un “azionariato popolare” per il Teatro Sociale?

La proposta viene da sinistra con Corrado (Prc) e l'"addetto ai lavori" Elis Ferracini (PdCI)

Riceviamo e pubblichiamo

Continua la decadenza di una città che ha perduto l’identità. Piano piano il silenzio che circonda l’accorato appello per il destino del Teatro Sociale lanciato da Delia Cajelli, si perderà fra le notizie di cronaca e i servizi di costume.
Pensiamo che prima di lanciare energie e risorse in imprese quali la "Fondazione Blini", e qui richiamiamo il ruolo della Provincia, quale facile sostegno di grande appeal per la gioventù, il "pubblico" dovrebbe farsi carico di sostenere la vita di uno spazio che ha fatto la storia del teatro nella nostra città.
Pensiamo anche che il Teatro Sociale, in accordo con il partner pubblico, dovrebbe aprire maggiormente le proprie porte alla partecipazione; pensiamo che il Teatro Sociale ed il Comune potrebbero lanciare una sorta di "azionariato popolare" (più delle cordate, così di moda, a cui si rischia di rimanere "appesi"), che crei un rapporto maggiormente collegiale e dialogante con la realtà cittadina che in questi anni ha visto crescere Compagnie e situazioni di eccellenza in termini di programmazione. Riteniamo
inoltre che il "pubblico" debba farsi carico per primo degli "oneri" della cultura per raccogliere, come già accade anche qui vicino, gli "onori" del riconoscimento di rendere un buon servizio alla comunità, che non vive solo di fatturato.
Si continua così a guardare a Gallarate, senza cogliere le differenze di rapporto del "pubblico" con la cultura e la capacità di chi gestisce e programma là "il teatro" di essere anche collettore e volano delle realtà anche provinciali.

A Busto potremmo fare addirittura meglio, per la presenza di sale vive e attive e per l’esistenza anche di gruppi che creano e vivono di spettacolo, per la potenzialità di un ampio bacino di spettatori (che preferiscono dirigersi altrove), se la Busto che amministra  "rischiasse" sul futuro a partire dal Teatro per i Ragazzi e l’Infanzia, che significa  far crescere i giovanissimi attraverso storie ed  immagini, se per la programmzione per i "grandi" si preparasse a superare la logica di un coordinamento che organizza il calendario (che è un inizio), valorizzando la differenza dell’offerta, se si collegasse alle tante scuole in maniera  progettuale, e se il Teatro detto Sociale, ripartisse proprio dalla funzione sociale diventando ambito di dialogo (e anche di "pratiche"; si pensi a quante "realtà sociali" individuano nella scena uno spazio di visibilità, di racconto delle proprie storie…) del variegato "popolo del palco e della platea" bustese.
Altrimenti a Don Lollò non resterà che contemplare di fronte alla giara in pezzi la vittoria…del Tarlisu e della Bombasina: una vera nemesi padana!

Antonio Corrado – Consigliere Comunale di Rifondazione Comunista e candidato alle Provinciali per la Sinistra Arcobaleno (in quota PRC)
Elis Ferracini – autore teatrale e candidato alle Provinciali per la
Sinistra Arcobaleno (indipendente in quota PdCI)

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Pubblicato il 25 Marzo 2008
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