Anche gli alimentari puntano all’estero
La stagnazione del mercato interno ha fatto scoprire il mondo anche a queste industrie: a dirlo Luigi Pelliccia di Federalimentare, intervenuto all'assemblea Univa del settore. Dove è stato riconfermato presidente Paolo Ferrario
Una nicchia, ma con nomi di aziende e marchi conosciuti in tutto il mercato italiano, oltre che internazionale. Il settore industriale legato alla produzione alimentare e delle bevande è radicato sul territorio varesino con punte di eccellenza nella birra, nei prodotti lattiero-caserari, del cioccolato. Specializzazioni alle quali si affiancano le più piccole, ma non per questo meno performanti, attività di lavorazioni ittiche, di vini e liquori, di salumi e di cibi congelati. Una realtà variegata che questa mattina si è riunita in Assemblea, quella del Gruppo merceologico “Alimentari e Bevande” dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese.
Lo sguardo degli imprenditori è stato rivolto agli ultimi dati riguardanti il comparto. A scandagliarli, nella sua relazione, Paolo Ferrario, confermato dall’Assemblea alla carica di Presidente del Gruppo. A livello nazionale, si legge nel documento, “la crescita del fatturato, nel 2007, si è fermata ad un +0,9%, contro il +1,8% del 2006”. Un rallentamento frutto soprattutto di una sofferenza sul fronte del mercato interno. “I risultati del 2007 – commenta Ferrario – fanno aprire il 2008 con previsioni di estrema prudenza, almeno per tutta la prima metà dell’anno. Infatti, oltre alla capacità d’acquisto dei consumatori che rimane scarsa, si aggiunge l’aumento dei prezzi al consumo, anche a causa dei maggiori costi di produzione legati, in gran parte, all’impennata dei cereali e del latte”. Questa la situazione di fronte alla quale si trovano le 31 imprese del settore, per circa 2.200 addetti, che fanno capo all’Unione Industriali.
Un tessuto produttivo che, se da un lato deve fare i conti con la stagnazione della domanda italiana, dall’altra continua a mettere a segno buoni risultati sui mercati esteri. L’export è in crescita. I 217,2 milioni di prodotti che hanno varcato i confini a partire dalla provincia di Varese nel 2007 rappresentano un valore superiore del 16,3% rispetto ai livelli del 2006. Un trend espansivo doppio rispetto alla media nazionale che si è attestata su un +7,2%. Dove vengono esportati i propri prodotti alimentari del Varesotto? Soprattutto nel Regno Unito (dove si concentra il 15,9% dell’export locale), in Germania (13,7%), in Francia (12,2%), negli Stati Uniti (11,7%). E poi ancora Spagna (6,9%), Paesi Bassi (6,4%), Svizzera (6,1%).
“Nel nostro settore – spiega Ferrario – con la stagnazione del mercato interno, il futuro è sempre più affidato al successo sui mercati internazionali. Tuttavia la forza dell’euro, l’impennata del petrolio e soprattutto gli aumenti delle materie prime rischiano di vanificare gli sforzi fatti negli ultimi anni, soprattutto se non saremo adeguatamente sostenuti dalle istituzioni competenti nell’attuazione di incisive campagne di promozione all’estero”.
Sul fatto che la partita si giochi tutta oltre confine si è dimostrato d’accordo Luigi Pelliccia di Federalimentare, la Federazione Italiana dell’Industria Alimentare che fa capo al sistema Confindustria. Pelliccia ha spiegato come le esportazioni rappresentino ormai “un galleggiante strategico per le imprese del comparto”. Alle prese con uno scenario caratterizzato da quella che ha definito “un’esplosione dei costi produttivi”: “Bisogna fare i conti con aumenti nell’ordine del 9%, il doppio rispetto alla crescita dei prezzi al consumo dei prodotti alimentati, fermi a un +5%, e il triplo di un’inflazione che viaggia ad un ritmo del 3,3%”. Risultato: “La situazione sta mettendo a rischio la redditività delle imprese”.
Lo stesso Pelliccia definisce “anomalo” il contesto che si sta venendo a creare. E qualche assaggio lo si era avuto anche nel 2007: “La contrazione della produzione registrata a fine anno scorso, pari a un -0,8% rispetto ai livelli del 2006, è stato il peggior risultato degli ultimi 20 anni”. Solleva il morale, ma solo in parte, il +4% messo a segno dalle imprese nei primi due mesi del 2008. Una performance, giudica infatti l’esponente di Feralimentare, “drogata” da alcuni fattori contingenti, come i consumi pasquali, e che, dunque, presumibilmente non durerà a lungo. Tanto è vero che per fine anno si prevede al massimo una crescita dello 0,5%.
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