Molotov e botte per la gelosia

Sei persone denunciate dalla polizia: un medico di Sacconago nel mirino di un imprenditore convinto dell’infedeltà della convivente

Una storia di corna (presunte) e violenza (vera) dai contorni torbidi e dove ci sono tutti gli ingredienti per una novella di Boccaccio: una bella quarantenne, l’uomo ricco e geloso, i picchiatori assoldati, la vittima ignara e innocente, più un investigatore privato esperto dell’arte di arrangiarsi. Questi gli ingredienti di un fatto successo a Busto Arsizio e che ha portato il commissariato di polizia a indagare a piede libero sei persone, accusate a vario titolo di rapina aggravata, lesioni e porto di materiale esplosivo. Secondo la ricostruzione degli inquirenti le persone denunciate perseguitavano un medico condotto del quartiere di Sacconago. Alla base delle aggressioni ci sarebbero delle confidenze, pettegolezzi di un’amica della compagna di un facoltoso e anziano imprenditore giunti alle orecchie sospettose dell’uomo. Questi, travolto dalla gelosia, avrebbe assoldato dei picchiatori per far pagare le presunte “corna”, in realtà inesistenti, alla vittima. Nella vicenda, durata un anno, sono coinvolti a vario titolo, oltre all’imprenditore, il titolare di un’agenzia di investigazioni, i tre picchiatori assoldati e il mediatore che li aveva messi in contatto con il mandante delle "spedizioni punitive". Il fatto è che le "corna" non sussisterebbero affatto: il medico e la bella quarantenne si consocevano e frequentavano i medesimi alberghi semplicemente perchè legati al mondo delle competizioni ippiche, avendo entrambi figlie che portavano a gareggiare in tutta Italia con gli amati puledri.

I fatti criminosi partono il 4 aprile del 2007 con l’improvvisa aggressione subita dal dottor Ernesto Cozzi, vittima della vicenda, nel suo garage di casa. Ad agire due energumeni che lo malmenavano portandogli via la borsa, poi ritrovata a poca distanza. «Fu l’inizio di un’odissea» spiega il vicequestore Francesco Scalise. Mentre la polizia "alzava le antenne", inizialmente senza riuscire a raccapezzarsi, si succedevano telefonate e messaggi anonimi di avvertimento che "invitavano" energicamente il Cozzi ad astenersi dal frequentare una certa signora di sua conoscenza, visto che "tanto sapevano tutto". La Polizia iniziava appostamenti e controlli, e i familiari del medico bustocco davano indicazioni su alcune persone e automobili sospette.


Alle forze dell’ordine ci volle non poco anche per capire chi fosse la donna di cui si parlava nelle telefonate, a sua volta vittima nella vicenda. La si è finalmente identificata in A.M., una quarantenne con una casa a Castellanza, non sposata ma legata da molti anni a Pasquale Santomauro, 70enne industriale di Pessano con Bornago (MI) da cui ha avuto la figlia sopra citata, motivo indiretto della conoscenza con il Cozzi. Ad esacerbare la gelosia del Santomauro era l’operato di M.G., titolare di un’agenzia di investigazioni con sede nel Comasco cui l’uomo si era rivolto: sfruttandone i sentimenti per spillargli quattrini, M.G. gli trasmetteva messaggi inventati atti a rinfocolarne i sospetti e a confermare una "storia" inesistente fra la compagna e il Cozzi. Anche la sua posizione è al vaglio della magistratura; potrebbe tuttavia rivelare più aspetti di deontologia professionale che non di rilievo strettamente penale.


Proseguivano frattanto sempre più gravi atti intimidatori, con l’incendio tramite bottiglie molotov della tintoria del suocero di Cozzi, episodio poi ripetuto ancora in autunno. Ma l’episodio più grave era il brutale pestaggio avvenuto il 4 ottobre scorso addirittura all’interno dell’ambulatorio medico del dottor Cozzi in vicolo Curtatone a Sacconago. Per allora la polizia aveva già le idee chiare: «A settembre sapevamo già tutto» ammette Scalise, nel senso che il quadro generale della vicenda era delineato, fatta salva l’identità dei tre picchiatori-incendiari. Le testimonianze degli allibiti pazienti del dottor Cozzi permettevano quindi di identificare questi ultimi: si tratta di Fabrizio Gugliotta, 31 anni, di Opera, Giovanni Di Pilato, 26 anni di Milano e Alessandro Crisci, 37 anche lui milanese. Gugliotta e Crisci sono pregiudicati; l’auto usata per giungere sul posto e su cui era rimasto uno dei componenti del terzetto era intestata a uno dei due. Dopo attente e minuziose indagini, identificati anche l’investigatore privato infedele e la persona che aveva fatto da tramite fra l’industriale e i picchiatori, si giungeva infine a perquisire le abitazioni degli indagati. Seguivano le misure cautelari richieste dal pm Massimo Baraldo e accettate dal gip, consistenti nel divieto di dimora in Busto Arsizio per tutte le persone coinvolte.

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Pubblicato il 04 Aprile 2008
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