Il grido di dolore dei cristiani d’Iraq
La storia di Andraous, ospite a Librando insieme all'amico Toni Capuozzo, è quella di migliaia di perseguitati. Nel caos seguito all'invasione americana imperano i rapimenti, gli assassinii, la violenza delle milizie integraliste
Alla presentazione del libro "Adios" di Toni Capuozzo, lunedì sera a Librando, al banco dei relatori spiccava la figura di un esule iracheno. Il signor Andraous (questo il suo nome) è un cristiano fuggito dalla terra natale, come purtroppo molti altri, per le minacce di morte subite dalle milizie e dai gruppi terroristi dell’estremismo islamista. La minoranza cristiana ha infatti una lunga storia in Iraq: era ben affermata e solida, cristiano è anche Tareq Aziz (vero nome Mikhail Yuhanna), ex primo ministro di fatto sotto Saddam. Drammatica e ascoltata in un silenzio profondo la testimonianza, in buon italiano. di Andraous, che oggi vive a Magenta ma presto si trasferirà a Legnano con i familiari – il figlio più piccolo ha undici anni. L’ appello è perchè non sia dimenticato il dramma della sua gente. «Essere cristiano in Iraq è un peccato» denuncia, ovviamente lo è per gli intolleranti e i fanatici. «Sotto Saddam eravamo liberi di professare il culto. Con la guerra, pensavamo che avremmo avuto anche la democrazia e la libertà, invece… sogni distrutti, a partire dall’agosto del 2004, con i primi attacchi alle chiese è cominciata la persecuzione. Sono stati aggrediti e uccisi in molti, tanti sono fuggiti, abbandonando le loro case per zone più sicure o, chi poteva, per l’estero. Non è giusto, siamo iracheni, quanto gli altri, e la nostra comunità religiosa esisteva in Iraq prima ancora dell’avvento dell’Islam». Il resoconto di Andraous non lascia margini d’interpretazione. «A Dora, quartiere a sud di Baghdda, vivevano 10.000 famiglie cristiane. Poi le milizie musulmane hanno cominciato a imporre il testatico, matrimoni forzosi di giovani cristiane con loro associati musulmani, contribuzioni collettive estorte con minacce, persino altoparlanti sui muri da cui si trasmettevano letture del Corano… Molti sono fuggiti, le chiese sono chiuse, il cristianesimo nascosto. Anche al Nord c’è violenza, di recente è stato rapito e ucciso il vescovo di Mosul. I rapimenti sono una piaga, chiunque ha del denaro è un bersaglio. Un uomo d’affari mio conoscente è stato liberato solo dopo aver pagato 120.000 euro ai sequestratori, e dietro minaccia di morte se si fosse fatto rivedere dalle sue parti. Mia figlia è stata costretta a mettere il velo, io ho subito minacce di morte, mi dicevano che sapevo dove abitavo e di andarmene… per i persecutori il cristiano è solo un miscredente, per gli americani siamo arabi. I sacerdoti predicano la pace, l’amore, la tolleranza, e per questo vengono uccisi».
Il signor Andraous, che proviene evidentemente da un background di un certo livello culturale, è stato fortunato nella disgrazia: tramite un amico ha avuto un visto per l’Italia, ora è ospite del nostro Paese, alcuni dei figli lavorano o sono in cerca di lavoro (Toni Capuozzo si è appellato a chiunque abbia conoscenze per aiutarli in tal senso). Ma la nostalgia di casa è grande: «Non c’è luce in fondo al nostro tunnel, piangiamo al ricordo della patria lasciata. Abbiate misericordia di noi, siamo fratelli, cristiani come voi. Confidiamo in Dio, e speriamo che l’Iraq possa un giorno tornare come prima».
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