Sea, un piano ambizioso per rilanciare Malpensa
Crisi controllata e poi sviluppo dal 2010. Investimenti previsti fino a 1,4 milardi per portare i passeggeri a quota 50 milioni. Il sindacato: "Positivo porre obiettivi ambiziosi"
Sono “solo” linee strategiche, ma a sentire il contenuto del piano industriale di Sea sembra che la crisi di Malpensa possa essere sorpassata di slancio. La strategia di sviluppo della società che gestisce gli scali milanesi è stata presentata ai sindacati oggi, 10 luglio. Saranno necessari molti ulteriori passaggi, ma il giudizio dei rappresentanti dei lavoratori è generalmente positivo.
L’arco temporale previsto da Sea è ampio, 2009-2016: sette anni con l’obiettivo evidente di cogliere le opportunità che offrirà l’Expo 2015 di Milano. Gli investimenti previsti sono enormi: nei due scenari immaginati, hub o grande aeroporto
internazionale (entrambi ottimistici ma con gradi diversi), gli euro messi sul piatto sono rispettivamente 1,4 miliardi o 900 milioni. Si parla un periodo di “crisi” controllata fino al 2010 e poi di sviluppo, veicolato anche da un possibile nuovo vettore di riferimento che potrebbe essere Lufthansa, ma non solo Lufthansa. Tra i progetti inseriti nel documento, secondo le prime indiscrezioni, la realizzazione del terzo terzo, la possibilità di terza pista, il restyling completo del terminal 1 e del terminal 2 per renderli appetibili e specializzarli nelle rispettive “mission” al fine di soddisfare le nuove compagnie interessate a volare a Milano. E ancora fare di Linate il salotto buono del trasporto italiano d’elite, implementare l’area merci e il trasporto ferroviario. Un programma che evidenzia una grande fiducia nel futuro e nella capacità di sviluppo dello scalo della brughiera, che nelle idee del management guidato da Giuseppe Bonomi potrebbe portare il sistema aeroportuale milanese alla quota di 50 milioni di passeggeri nel 2022 (tra i 38 e i 41 milioni nel 2016, oggi sono circa 28 con un calo di 4,8 milioni rispetto al 2007). Come detto sono linee guida ancora ufficiose e che dovranno essere vagliate dal consiglio di amminisrazione di Sea per poi essere messe in pratica, ma i sindacati commentano positivamente.
«È un piano che prevede lo sviluppo e l’appetibilità dello scalo – spiega Ezio Colombo della Filt Cgil -. L’accordo del 13 giugno è una base di partenza positiva, il presupposto per far crescere l’aeroporto a partire dal 2010, vale a dire finita la crisi. Un passaggio fondamentale sarà l’incontro il 28 luglio prossimo sui livelli occupazionali con Letizia Moratti, sindaco di Milano che è
l’azionista di maggioranza di Sea». «Le intenzioni di Sea sembrano ottime – commenta Franco Ciarcia di Flai -. Mi sembra lungimirante e coraggioso, in un momento di crisi sia legata ad Alitalia che al caro petrolio». Più prudente, ma comunque ottimistico anche il commento di Antonio Albrizio della Uilt: «Fermo restando che è solo l’inizio di un percorso lungo e soggetto a variazioni inevitabili, è positivo che Sea si ponga obiettivi ambiziosi – spiega -. Anche nel luglio scorso eravamo favorevoli al piano di Sea, poi c’è stata la mazzata di Alitalia e la modifica di tutti gli scenari, ma la voglia di recuperare le quote di mercato è un dato importante». «Le linee guida sono interessanti – dice Dario Grilanda della Fit Cisl -. L’obiettivo è il ritorno alla dimensione hub con un vettore di riferimento forte che potrebbe essere Lufhtansa. Spero si realizzi tutto quello che Sea prevede nel piano industriale: sono fiducioso che entro il 2015, per l’Expo, Malpensa saprà tornare ai livelli che le spettano». Unica voce fuori dal coro Mario Prati di Sdl (che non ha firmato l’accordo del 13 giugno): «Mi sembra il libro dei sogni – attacca -. Posso anche credere alle favole, ma mi devono dire come faranno a mettere in pratica il piano e soprattutto dove troveranno i soldi per farlo, vista la situazione economica di Sea. Vanno bene i progetti di sviluppo, ma ci sono troppe variabili».
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