Federalismo e federalismi fiscali

Secondo il senatore del Pd Paolo Rossi "Questa maggioranza ha la grave responsabilità di avere cancellato l'unica tassa autenticamente federalista che era l'Ici"

Riceviamo e pubblichiamo l’intervento del senatore Paolo Rossi sul tema del federalismo fiscale

Sarà bene venire subito al punto: la proposta di questa maggioranza in tema di federalismo fiscale non ci convince, perché rappresenta un vero e proprio "passo indietro" rispetto alla necessità di realizzare un’autentica svolta fiscale – e non solo – per il Paese.

È una scelta che da un lato non può soddisfare le esigenze e le comprensibili aspirazioni e richieste del Nord, e dall’altro mortifica e rischia di ulteriormente penalizzare i territori più depauperati della nostra Penisola. Un pasticcio e una "bolla di sapone", potremmo dire, cui da tempo – trascorsa appena la ricorrenza del cinquantenario del Gattopardo di Tomasi di Lampedusa (cambiare tutto perché nulla cambi) – il centrodestra ci ha avvezzi.

In dettaglio: la Lega annaspa sospesa tra una voglia virtuale di federalismo e scelte politiche conservatrici che si manifestano attraverso una proposta in materia annacquata. Vince pertanto, di là dai roboanti proclami, la logica rigidamente centralistica, fortemente rappresentata e condizionata da una perniciosa politica ben incarnata da Forza Italia e AN. Si potrebbe aggiungere – parafrasando un titolo celebre di Cronin – "E le stelle stanno a guardare…", ammesso e non così facilmente concesso che la Lega possa essere paragonata a un astro…

Questa maggioranza ha, tra l’altro, la grave responsabilità di avere tout-court cancellato (demagogicamente e in una logica unicamente elettorale, di cui si cominciano a percepire gli oneri) l’unica tassa autenticamente federalista che era l’Ici.

Ora viene proposta una melassa inconsistente.

Del resto nessuno aveva mai nutrito dubbi sulla volontà politica di affossare il federalismo da parte del Pdl: siamo rimasti francamente sorpresi, tuttavia, per una sorta di consistente arrendevolezza ‘leganordista’, ormai in buona misura contaminata da quella che loro hanno sempre definito, spesso impropriamente, "logica romana", ma grazie alla quale, attraverso questo Esecutivo, hanno ottenuto formidabili spazi di potere politico.

Noi – come tutti sanno – non abbiamo voluto fare sul federalismo alcuna dichiarazione di intenti.

Una vera politica federalista deve poter accrescere nella sostanza l’autonomia, la responsabilità e l’efficienza di Regioni ed Enti locali, con l’intento di saldare il rapporto tra cittadino e territorio per meglio utilizzare gli sforzi dei contribuenti con la realizzazione di una diminuzione della pressione fiscale, in particolare sulle famiglie, conseguentemente migliorando e potenziando il servizio pubblico territoriale.

La Costituzione garantisce a tutti i cittadini i diritti civili e sociali. È possibile pensare a un federalismo fiscale che, fatto salvo il concetto di cui sopra, sia in grado di esaltare le potenzialità di ciascun territorio con le sue sacrosante specificità e peculiarità? Noi crediamo di sì.

Tutti ci diciamo determinati nel voler battere la vigente politica degli sprechi, della superficialità amministrativa: com’è allora possibile (e lo chiediamo soprattutto alla Lega) accettare supinamente, anche attraverso un colpevole silenzio, e in nome di quale federalismo, le regalie e il salvataggio al comune di Catania o l’innegabile "favore" al comune di Roma?

Non ci siamo sottratti a un confronto serio e costruttivo nel Paese e in sede parlamentare, perché siamo convinti che il cuore di una grande, "europea" modernizzazione del Paese, è soprattutto rappresentata da un adeguato progetto di federalismo fiscale.

Le nostre proposte, che ci appaiono concrete e praticabili, senza ‘fronzoli’ né condizionamenti rigidamente ideologici, vanno dalla necessità di sostenere l’autonomia tributaria degli Enti territoriali, offrendo così la possibilità ai Comuni e anche alle Province di riscuotere propri tributi, alla perequazione integrale dei fabbisogni standard dei servizi essenziali delle Regioni (Sanità, Istruzione, assistenza, e così via), alle funzioni di Comuni e Province in base a obiettivi quantitativi e qualitativi di offerta dei servizi a costi standard di massima efficienza.

Non possiamo sostituire al centralismo nazionale tanti, nuovi e diversi centralismi regionali. Per questo pensare alla regionalizzazione della perequazione e del patto di stabilità ha senso solo in accordo con le Regioni, con i Comuni e le Province di ogni singolo territorio.

Per quanto concerne la finanza delle Regioni è, inoltre, possibile attribuire a quelle a statuto ordinario ulteriori forti particolari condizioni di autonomia, così come stabilito dalla Costituzione.

Tutto ciò si potrebbe realizzare in tempi stabiliti e certi per l’entrata a regime del nuovo assetto della finanza territoriale. Nella Conferenza Unificata si individuerebbe l’organo di Governo del federalismo fiscale, con l’istituzione di una Commissione di coordinamento della finanza pubblica.

Infine si potrebbe istituire altresì, come ente tecnico di controllo, un’Agenzia autonoma e indipendente, incaricata di monitorare i flussi finanziari verificando i risultati di efficacia ed economicità dei trasferimenti perequativi.

Queste in sintesi le nostre proposte per avviare realmente, partendo dalla fiscalità, un vero orientamento politico federalista.

Di là dalla complessità della materia, occorre però mettere in campo da subito scelte fattibili e concrete, che vadano ben oltre sterili rituali ed enunciazioni di principî.

L’operazione in sé è una prova difficile, complessa e finanche tormentata. La gente ha però bisogno di fatti che, a oggi, il centrodestra pare non sia in grado di concretizzare proponendo, in materia, solo  interventi cosmetici e di facciata e che, soprattutto, non favoriscono quel necessario riavvicinamento tra cittadini e istituzioni. 

Senatore Paolo Rossi

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Pubblicato il 04 Dicembre 2008
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