I giornali, l’informazione e la sindrome del “buco”

Un altro commento al dibattito sul futuro della carta stampata e dell'informazione on line. Per Gianni Spartà, giornalista della Prealpina "controllare un giornale rende e renderà ancora"

Cara Varesenews,
giornali o web? Ho seguito il vostro dibattito acceso da un intervento di Claudio Del Frate e vi mando alcune considerazioni in ordine sparso. Partiamo da una cupa profezia: nel 2017 le rotative sputeranno gli ultimi contenitori di notizie fabbricati con la carta. Mi viene in mente Bernard Shaw che leggendo il suo necrologio su un quotidiano sibilò: la notizia mi pare esagerata. Una smentita arriva dal mercato. Se è vero che Rupert Murdoch, l’editore sul cui impero non tramonta mai il sole, ha speso cinque miliardi di dollari per comprarsi il Wall Street Journal, il binomio giornali-affari dev’essere ancora fruttifero. Certo: la situazione del prodotto cartaceo non è brillante. In Italia poi, dove il giornale non è mai stato compagno inseparabile della prima colazione, alla stregua di pane e latte, qualche apprensione supplementare è lecito nutrirla. Ma anche i bambini capiscono che controllare un giornale rende e renderà ancora. La domanda è se con una diversa configurazione del manufatto non avremmo un altro risultati in edicola. Ed è una domanda che, se siamo onesti, dobbiamo rivolgere prima di tutti a noi stessi, scribi e affini, sapendo che il cliente ha sempre ragione soprattutto quando il genere è di prima necessità come l’informazione. La categoria soffre la sindrome del “buco” che in gergo significa non avere in pagina cronache che altri pubblicano. In verità non importa chi dà la notizia per primo, importa chi sa spiegare meglio che cosa è successo. Sulla carta o su Internet.
Già, la nostra categoria. C’è chi dice che a furia di frequentare la politica, di goderne i favori, di servirla, non sempre per convenienza ma per naturale vocazione all’inginocchiatoio, nei giornali s’è perso smalto. E nelle edicole copie. Di questo dovremmo farci carico, non di previsioni catastrofiche o di confronti tra due mondi, carta e internet, che non solo sono in grado di convivere, ma si completano a vicenda virtuosamente. Dice: ma quale futuro possono avere i giornali virtuali che si leggono gratis? Le vie del mercato, come quelle del Signore, sono infinite. Basta saperle cercare.
Tornando alla profezia del 2017, occhi aperti e niente paura. Tra uno Stato senza giornali e giornali senza Stato il primo presidente degli Usa Thomas Jefferson considerava più realistica, paradossalmente, la seconda ipotesi. Io mi fido.
Gianni Spartà

Gli interventi precedenti su questo tema:

Internet o giornali di carta? Le lettere dei lettori

I danni di Internet all’informazione

Tuttogratis e il tuttifighi

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Pubblicato il 16 Dicembre 2008
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