Mense scolastiche e cibo sprecato: bimbi capricciosi o menù penitenziali?

Se ne è parlato in commissione cultura, a latere di una discussione sugli effetti della riforma Gelmini

Fra gli argomenti affrontati mercoledì sera in commissione cultura – organismo presieduto da Luciana Ruffinelli – vi era come detto quello delle mense scolastiche. Tema sentito visto che molti consiglieri sono parenti stretti di persone che la scuola frequentano per studio o lavoro, quando non vi sono coinvolti professionalmente in prima persona (Mariella Pecchini). Era stata proprio la consigliera del PD ad avanzare un’interrogazione per conoscere quali servizi il Comune potesse o volesse mettere in atto a fronte della cosiddetta "riforma Gelmini" e dei "moduli", da 24 fino a 40 ore settimanali. Al di là della risposta interlocutoria ottenuta – tutto è ancora relativamente in alto mare, a Roma come a Busto Arsizio – si è finito a parlare di mense, visto quanto si prospetterebbe anche con gli orari più ridotti.

Mensa come "parcheggio" per bambini in cui genitori potranno passare a ritirarli solo molto dopo l’uscita da scuola: questo uno degli scenari richiamati dall’assessore Fantinati. «La mensa per tutti sarebbe difficilmente sostenibile sul piano economico e logistico» osservava, «mi preoccupa che avendo noi spinto molto il discorso mense, questo diventi poi un abuso. So di molti bambini che di fatto in mensa non mangiano perchè poi tanto mangiano a casa, con relativo spreco di cibo… È un problema culturale, manca un’educazione alimentare in famiglia oltretutto, e non è che si può sprecare perchè tanto "l’è ul Comün…"» L’assessore richiamava le ingenti e crescenti risorse destinate ogni anno al settore scuola dall’amministrazione, oltre ad esprimere un timore che la riorganizzazione in corso del settore scuola non finisca per spostare dei problemi a carico dello Stato sulle spalle notoriamente deboli dei Comuni.

Corrado (Rifondazione), forte dell’esperienza di un figlio scolaro e di una moglie insegnante alle scuole Tommaseo, poneva il problema della qualità del cibo che arriva in mensa. Inevitabile andare ad affrontare la questione della mancanza di un centro cottura in città, già oggetto di osservazioni a inizio anno e per ora messo sotto il tappeto con una destinazione al 2011 nel piano triennale delle opere, come ricordava il collega del gruppo misto Cislaghi. Perchè oggi, con istituti in cui è impossibile a norma di legge lo "scodellamento" (riscaldamento) dei cibi in arrivo dal remoto centro di cottura spesso è freddo e poco appetibile. Quanto alla ventilata possibilità di passare il sovrappiù alle mense per i poveri, ad esempio presso i Frati, per quanto possibile l’operazione risulterebbe poco utile, essendo quelle già adeguatamente rifornite.

Per l’assessore Fantinati, che di tanto in tanto visita e sperimenta di persona le mense scolastiche, pasto incluso, «la qualità è in genere giudicata sufficiente», ma ciò non basta. I bambini saranno pure capricciosi e viziati, nonchè allergici a verdure e frutta che vanamente gli si mettono in tavola, ma secondo i commissari d’opposizione la necessità di un centro cottura in città è imprescindibile. E la zona industriale, osservano, potrebbe essere una sede ideale. Si prenderebbero con ciò due piccioni con una fava: perchè, lo ricordava lo stesso assessore, «le necessità della scuola sono solo una parte della richiesta potenziale di mense in città».

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Pubblicato il 18 Dicembre 2008
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