Asilanti senza riscaldamento: “Andiamo dai carabinieri”
Un esposto presentato dagli stranieri ospitati dal centro di via Pola. "Maroni aveva promesso di darci una mano". L'assessore: "Hanno rotto l'impianto"
«Non ce la facciamo più, siamo stanchi, chiediamo che qualcuno ci ascolti». A parlare sono i richiedenti asilo e i rifugiati politici ospitati nella casa “Centro di accoglienza Varese dà asilo" di via Pola 10, gestito dalla cooperativa sociale “Querce di
Mamre” (legata a Caritas Ambrosiana) grazie ad un accordo rinnovato da circa dieci anni con il Comune di Varese. Ciclicamente gli uomini ospitati nello stabile varesino si lamentano per le condizioni della casa d’accoglienza e per la mancanza di ascolto: oggi, lunedì 26 gennaio, hanno deciso di recarsi di persona dai carabinieri di Varese per presentare un esposto-denuncia, nel quale hanno elencato tutte le mancanze e i problemi che sono costretti ad affrontare ogni giorno. Al momento sono in sedici (il massimo è diciotto), provenienti da diversi Paesi del mondo, la maggior parte in fuga da guerre o condizioni di mancato rispetto dei diritti civili: arrivano da Costa d’Avorio, Sierra Leone, Congo, Guinea, Iran, Iraq, Afghanistan e Armenia. Prendono una diaria di un euro e cinquanta, dieci euro e mezzo alla settimana; qualcuno ha avuto il via libera per l’ottenimento dello status di rifugiato dalla commissione romana, ma di documenti d’identità in mano non ne hanno e di conseguenza non possono lavorare. Per integrarsi vanno a scuola di italiano tre volte alla settimana per due ore. La decisione di presentare l’esposto-denuncia è maturata n
egli ultimi giorni, quando ai problemi con il cibo e con la pulizia dello stabile si è aggiunto il guasto al riscaldamento: «Fa più freddo dentro che fuori – spiega Alphonse, ivoriano di 42 anni, in Italia dal 28 novembre 2007 -. Non possiamo dormire e la cosa che più ci stupisce è che nessuno ci spiega cosa è successo o ci chiede scusa per il disagio che dobbiamo subire». Armen è armeno, ha 37 anni e da nove mesi è arrivato in Italia dopo essere passato dalla Spagna: «Sono scappato dal mio Paese perché là non c’è giustizia, non ci sono diritti, la corruzione è ovunque – spiega in un inglese perfetto -. Vorrei andare in Russia, parlo la lingua, ma anche là i problemi sono gli stessi. Qui non si capisce con chi avere un confronto: non chiediamo la luna, vogliamo solo essere rispettati e avere quanto ci spetta». Armen ha anche potuto avvicinare il ministro
dell’Interno Roberto Maroni, due settimane fa circa, a teatro: «Mi sono avvicinato a lui e gli ho esposto i nostri problemi – spiega Armen -. Lui ha garantito che si sarebbe interessato, ma non si vedono miglioramenti. Ci dicono che anni fa era meglio, ora la situazione è invivibile. Chiediamo spiegazioni ai responsabili della casa di via Pola: "Andate in comune" è la risposta. In Comune ci rimandano alla Prefettura: è un circolo vizioso che non riusciamo a spezzare. Per questo abbiamo deciso di protestare con un atto concreto: in Italia si può fare, speriamo ci ascoltino». Così, camminando da via Pola, richiedenti asilo e rifugiati si sono portati fino alla caserma dei carabinieri di Varese e da lì poi sono andati in Prefettura per cercare di essere ascoltati e capiti. Tra loro anche Siam, iraniano venticinquenne, pentito per essere venuto in Italia: «Non voglio morire in via Pola – commenta -. Sono
laureato, vorrei poter lavorare, ma non ce ne danno la possibilità. L’unica cosa che ci fanno fare è pulire la casa, bagni compresi: se non lo facciamo niente diaria. In altre città sappiamo che danno più soldi per vivere, si mangia n mense predisposte e il cibo è migliore. Perché qui non è così?». Isac, 31 anni, anch’egli ivoriano si chiede semplicemente: «Queste strutture dovrebbero garantire l’ospitalità. Se non lo fanno vuol dire che qualcosa non funziona, o sbaglio?».
Il presidente della cooperativa “Querce di Mamre” Mario Salis non commenta: «Faremo un sopralluogo oggi stesso e poi valuteremo il da farsi». Duro invece l’assessore Gregorio Navarro: «Ci è causa del suo mal pianga sé stesso – dice l’esponente dell’Udc -. Via Pola non è un albergo a 5 stelle, anzi non ha proprio stelle: è una struttura collegiale dove ci sono regole da rispettare, chi non le rispetta ne subisce le conseguenze. Loro hanno rotto l’impianto di riscaldamento che è andato in corto, stamattina verrà riparato». Sulle altre lamentele di rifugiati e richiedenti asilo l’assessore non prende posizione e rimanda al controllo congiunto amministrazione-Querce di Mamre.
La community di VareseNews
Loro ne fanno già parte
Ultimi commenti
principe.rosso su Fontana al Corriere torna a parlare della necessità di un cambio di passo nella Lega
principe.rosso su Sicurezza a Gallarate, Dall’Igna replica ai gruppi di Vannacci: “La campagna elettorale è già iniziata”
Felice su Il governo sospende Schengen, a Malpensa scattano i controlli sui voli dalla Spagna
principe.rosso su Il governo sospende Schengen, a Malpensa scattano i controlli sui voli dalla Spagna
Felice su Il vero pericolo non è il bosco. È chi lo abbandona
Bustocco-71 su "Davvero è necessario asfaltare la ciclabile della valle Olona?"






Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.