“Bustocrolla”: foto dalla città che… viene meno
Sabato 31 gennaio e domenica 1° febbraio sotto i protici tra via Milano e via don Minzoni l'esposizione fotografica promossa da Alterlist
Nel pomeriggio di sabato 31 gennaio e per tutta la giornata di domenica 1° febbraio 2009 si svolgerà sotto i portici tra le vie Milano e don Minzoni l’esposizione fotografica “Bustocrolla”, nata anche dai contributi in immagini di quanti hanno risposto all’appello riportato anche sulle pagine di Varesenews. Ad organizzarla è l’associazione Alterlist, che ne dà notizia ringranziando per la collaborazione Amedeo Fontana, Piera Graziani, Giuseppe Magini, Giuseppe Pacciarotti, Fabio Pariani.
"La città come ogni organismo ha bisogno di mutare, di crescere, di svilupparsi per accogliere nuovi cittadini o anche solo per rispondere a bisogni nuovi" scrivono gli organizzatori. "Ma può permettersi un organismo, una città di crescere a discapito del proprio passato? E non rischia, la perdita di memoria, di rendere la città grigia e anonima come mille altre?" E fioccano le domande politiche: "Siamo di fronte a normali e continuativi processi di trasformazione urbana o è in corso qualche cosa di atipico? Quali sono le logiche che sottostanno a trasformazioni tanto profonde? Quali saranno gli esiti? Ci sembrano domande importanti e forse qualcuno dovrebbe prima o poi fornire qualche risposta alla città".
La mostra è dedicata a "documentare l’impoverimento di un tessuto urbano della nostra città che così poco, nel tempo, ha saputo conservare della propria identità". Case, muri e mattoni preziosi per memoria storica, talvolta per valore architettonico e artistico, o per significati identitari, "segno tangibile dell’evoluzione sociale e della laboriosità bustocca". Ricchi d’arte o importanti, comunque, "per la storia minima che hanno accolto".
Tutte storie, quelle documentate da Bustocrolla, di edifici rasi al suolo e rimpiazzati da "vuoti, scavi, cantieri, gru, cartelli di concessioni edilizie…" La tesi di Alterlist è che ogni demolizione "cancella una parte della memoria senza restituire qualità urbana, soprattutto nei casi in cui gli subentra una realizzazione edilizia meno significativa, più distratta, di consumo. In questi casi il crollo appare irrimediabile e la città perde tratti caratteristici del suo volto". La città insomma, deve lottare per conservare la misura d’uomo e un pizzico di storicità, da non confinare nelle sole chiese, il vero elemento di continuità.
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