I sindacati ai frontalieri: «Arrivano i bilaterali, diminuiscono i diritti»

Unia e Cgil sottolineano come per i lavoratori italiani i patti bilaterali stiano erodendo alcuni diritti dalla disoccupazione ai versamenti Inps. Salandin (Cgil)ai lavoratori: «Dovete lottare»

Il lavoratore frontaliere non è un privilegiato. Da questo assunto è partito il dibattito tenutosi venerdì 13 febbraio, a Luino presso il palazzo Verbania, organizzato dai rappresentanti di UNIA e CGIL dal titolo "Difendiamo i lavoratori frontalieri” in vista dell’entrata in vigore delle nuove leggi contenute nell’accordo bilaterale stilato da Italia e Canton Ticino. A presentare la serata c’era Guido Baù, funzionario di UNIA, che ha introdotto i due relatori, Gabriele Milani, segretario della sezione di Lugano sempre di UNIA, e Giovanni Salandin responsabile frontalieri di CGIL.

«Bisogna sfatare il mito che il frontaliere sia un lavoratore privilegiato – dice Gabriele Milani, che sottolinea i sacrifici della vita di chi fa la spola tra Italia e Svizzera, e poi introduce le novità in arrivo con l’entrata in vigore dell’accordo bilaterale prevista per l’1 giugno 2009 – Il cambiamento più importante prevede che la Svizzera non dovrà più versare alcun contributo di disoccupazione all’INPS. E questo, in un periodo di crisi economica, e considerando che i primi tagli riguarderanno proprio i frontalieri italiani, non è una notizia rassicurante. Se poi si considera che il 50% dello stipendio che per un anno veniva finora assicurato ai lavoratori italiani disoccupati, verrà anch’esso abolito, la situazione diventa ancora più preoccupante».

Milani pone l’attenzione su un’altra questione importante, ovvero la presenza di un fondo di 380 milioni di euro già versati dalla Svizzera per la disoccupazione dei frontalieri, che il Governo italiano vorrebbe in parte utilizzare per altri scopi. Un quadro quindi demoralizzante, al quale va aggiunta la notizia di un aumento della tassazione a danno dei lavoratori in seguito alla cattiva gestione dei fondi versati per il secondo pilastro da parte delle società private svizzere; e degli aumenti delle aliquote, che colpiranno particolarmente i lavoratori che vivono a oltre 20 km dal confine.

La parola passa a Giovanni Salandin di Cgil che pone soprattutto l’accento sulla potenzialità economica rappresentata dai frontalieri, che costituiscono una vera e propria ricchezza con un reddito totale annuo di 250 milioni di Euro, che grazie al loro lavoro vengono immessi nelle casse della Provincia di Varese.  «E proprio per questo motivo – ricorda Salandin – dovrebbe esserci una maggiore tutela dei loro diritti».

Ma oltre alle novità fiscali in arrivo, un punto importante, ribadito spesso da entrambi i relatori, è stato la mancanza di interesse spesso manifestata da questa categoria di lavoratori, e dimostrata dalla ridotta presenza a un incontro che vuole essere quindi non solo un monito ma, come ricorda Milani, «Un richiamo ai frontalieri, che si mettano in moto non con i reclami ma con l’azione».

 

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Pubblicato il 14 Febbraio 2009
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