Alienazioni di immobili comunali, la quiete dopo la tempesta
In commissione confronto sul testo come emendato da Diego Cornacchia per il PdL. Toni soft e maggioranza di nuovo (si fa per dire) in luna di miele, dopo l'ultima prova di forza leghista in consiglio
Sembra finalmente avvicinarsi al porto dell’approvazione, dopo aver veleggiato per i mari tempestosi della critica e della discussione, il regolamento per l’alienazione degli immobili comunali. Passaggio tecnico ma importante, il documento stabilisce le regole attraverso le quali sarà possibile mettere in vendita terreni ed edifici di proprietà del Comune e che non si riesce altrimenti a far fruttare. Nel bilancio approvato il mese scorso la mossa figura in modo prominente, autentica scelta politica a fronte della difficoltà di procurare risorse. Tra gli edifici è stato inserito con un emendamento del presidente del consiglio comunale anche lo stadio di calcio che per un’ironia del destino porta il suo steso cognome: Speroni. Un sintomo dei tanti delle baruffe Lega-Forza Italia (pardon: ora si dice Lega-PdL) che hanno accompagnato questa fase, culminando nello psicodramma delle dimissioni e "rimissioni" del sindaco Farioli.
Ancora di recente in commisione il regolamento era stato subbissato di critiche dal PdL, e particolarmente dal puntiglioso Diego Cornacchia. Detto fatto all’avvocato forzista, già assessore temporibus illis (1992-93), esponente della fazione degli "esclusi" di Libero Confronto e regolare "spina nel fianco" del suo stesso schieramento per la schiettezza con spesso si esprime, è stata data carta bianca per proporre le sue modifiche al documento che aveva bollato come illeggibile e pieno di autentiche enormità. Così nella seduta di martedì sera della commissione bilancio (che ha visto il rinvio dell’esame del consuntivo ad una seduta apposita il 4 maggio) si è andati a discutere delle migliorie apportate al testo originario. Un dialogo a due fra Cornacchia e l’assessore Reguzzoni, ora in punta di diritto amministrativo, ora sul filo del buonsenso. La gran parte delle modifiche introdotte sono state ben accolte per aver migliorato la chiarezza e del testo. Su alcuni punti più controversi Cornacchia s’è però soffermato con la consueta verve polemica. Ad esempio laddove si ipotizzava di derogare al principio della massima valorizzazione degli immobili: a metterlo nero su bianco, sosteneva, c’era di che trovarsi la Corte dei Conti in municipio prima di subito. E l’idea di una sezione distaccata della Corte presso l’ex calzaturificio Borri, "gioiello" del patrimonio comunale sul cui futuro il mistero è fitto come la più padana delle nebbie, non appare più così peregrina.
Cornacchia ha insistito anche in materia di ruolo dei dirigenti, cui il regolamento di fatto demanda molti poteri. La trattativa privata, uno spettro che più d’un consigliere avrebbe voluto poter evitare, è possibile anche per queste vendite di immobili comunali, ma solo a seguito di gare andate deserte: e Cornacchia ha voluto specificare solo a seguito di "plurime" gare a vuoto. E per le stime degli immobili ha perorato l’impiego di "esperti del settore" al posto dell’Agenzia del Territorio prevista nel testo originario. In caso di permute, poi, ossia di scambi di terreni o immobili tra privati e amministrazione, si è voluto sincerare sul caso che sia il Comune a dover versare una differenza in denaro su come ciò venga concesso, ottenendo rassicurazione che in ogni caso ciò dovrebbe essere soggetto a specifiche variazioni di bilancio, e quindi del tutto trasparente. Nè ai dirigenti converebbe esporre l’amministrazione a debiti fuori bilancio, come temeva il consigliere. Pagherebbero di tasca propria, osservava il vicesindaco (e qualcuno l’ha già fatto, ma per i cosiddetti "super stipendi"). Per il PD Erica D’Adda ha cercato anche di fissare un tetto alle spese possibili per operazioni di permuta, ma Reguzzoni l’ha stoppata in corner obiettando che simili operazioni potrebbero rendersi necessarie, in teoria, anche su vasta scala. E limitarle a priori ingesserebbe troppo la libertà di movimento dell’amministrazione.
Sul regolamento così modificato la palla passa ora nuovamente alla Giunta che informerà i consiglieri del nuovo testo. Questo dovrà essere successivamente rivisto e approvato dal consiglio comunale: solo allora tutti i pezzi del puzzle saranno a posto. Dietro a questo complesso minuetto burocratico si è svolta nelle ultime settimane la battaglia neanche troppo sotterranea fra una Lega muscolare e "pigliatutto", che si è imposta in aula ancora una volta (assente il sindaco, buon per lui: di calici amari ne ha già mandati giù abbastanza) strappando il consigliere unico per la commissione di sorveglianza della "sua" patrimoniale, quella Agesp Servizi intorno alla quale un PD indignato ha di colpo riacceso i riflettori a suon di interrogazioni e schede stracciate in pubblico. Come al solito, tutto si tiene nella politica bustocca, e, a Dio piacendo, sta in piedi lo stesso.
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