Fini: “su legge 40 la Consulta rende giustizia alle donne”

Il Presidente della Camera interviene nel dibattito seguito alla decisione della Corte Costituzionale di bocciare per incostituzionalità parte della legge sulla procreazione assisstita

Non si placa il dibattito politico in seguito alla parziale bocciatura della legge 40 per incostituzionalità. L’intervento che fa più rumore è però senza dubbio quello del Presidente della Camera Gianfranco Fini che in una nota dichiara che “la sentenza della Consulta che dichiara illegittime alcune norme della legge sulla fecondazione assistita rende giustizia alle donne italiane, specie in relazione alla legislazione di tanti Paesi europei(..)quando una legge si basa su dogmi di tipo etico-religioso, è sempre suscettibile di censure di costituzionalità, in ragione della laicità delle nostre istituzioni”.
Il Presidente Fini aveva già espresso le sue riserve sulla legge quando nel 2005 si svolse il referendum abrogativo che aveva visto l’allora maggioranza di centro destra e le gerarchie cattoliche promuovere l’astensione dell’elettorato per far mancare il quorum. Fini già allora agì in controtendenza rispetto alla sua area politica annunciando il suo dissenso ad alcune norme contenute nella legge e la sua volontà di andare a votare al referendum.

La legge 40 è stata varata il 18 febbraio del 2006 e si compone di 18 articoli. La corte costituzionale ha dichiarato inammissibili i commi 2 e 3 dell’articolo 14, dove era scritto che era possibile produrre non più di tre embrioni per volta, ovvero il numero necessario per un unico e contemporaneo impianto. Con la bocciatura della Consulta si è ampliata di conseguenza la possibilità di conservare gli embrioni in sovrannumero anche in vista di impianti successivi, lasciando al medico curante la valutazione finale.

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Pubblicato il 02 Aprile 2009
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