Primo venerdì di preghiera nella sala multireligiosa
Una trentina di musulmani hanno partecipato al primo dei 4 venerdì concessi dall'amministrazione samaratese alla comunità islamica locale. Tra abbracci e strette di mano tutto è filato liscio in attesa che domenica tocchi ai cattolici
Il primo dei 4 venerdì di preghiera concessi dal Comune di Samarate ai musulmani della zona di Gallarate si è concluso con tanti abbracci e strette di mano. Nessuna manifestazione o presenza di contestatori ha rovinato il momento della devozione che da anni è causa di tensioni tra una parte delle forze politiche, Lega Nord in testa, e la comunità islamica locale. Tutto è filato liscio, come ha confermato lo stesso sindaco Vittorio Solanti: «I musulmani sono stati rispettosi del luogo in cui si trovavano per il loro momento di preghiera, ma non avevo dubbi su questo – ha detto il sindaco – la città si è dimostrata capace di accogliere la diversità con una grande apertura mentale».
Grande soddisfazione è stata espressa anche da Hamid Khartaoui, rappresentante della comunità musulmana di Gallarate: «Siamo molto riconoscenti al sindaco di Samarate e alla città che ha saputo aprirsi e a non considerarci come un pericolo – ha detto il rappresentante della comunità – questo è un passo in avanti molto importante che noi apprezziamo molto. Nelle prossime settimane speriamo di concludere un accordo con il proprietario di un’area nella zona della stazione di Gallarate per avere uno spazio di preghiera». Qualcosa si muove, seppur lenatmente, nel difficile dialogo tra il territorio e la comunità islamica e i passi vengono fatti anche dalla comunità stessa che con Ibrahim, conduttore della preghiera di questo venerdì, trova nella sua orazione parole come "rispetto delle regole di chi ci ospita", "osservanza della volontà di Allah che parla di onestà e dialogo": «A causa di pochissimi che non hanno capito questo messaggio ci è passata di mezzo tutta una comunità – ha detto Ibrahim dopo la preghiera – dobbiamo riguadagnare la fiducia di chi vive in questa terra, in fondo siamo venuti qui per poterci permettere il pane, nulla di più».
La Lega Nord non la pensa così e nel pomeriggio effettuerà un volantinaggio contro l’iniziativa dell’amministrazione ma i volti che oggi hanno affollato la sala Pozzi non promettevano nè colonizzazioni,
nè futuri attentati terroristici; all’ingresso c’erano scarpe da muratore sporche di vernice e cemento, terra e fango di chi costruisce le case che poi andremo ad abitare. Said fa il marmista ed è contento di non dover pregare sull’asfalto bollente ma in un locale normale, com’è concesso ai cattolici o ai fedeli di qualsiasi altra religione: «Un grazie al sindaco Solanti, vivo a Lonate Pozzolo ed è anche più comodo di Gallarate, la pausa pranzo dura poco e devo tornare al lavoro». Così, mentre Said scappa al lavoro per non fare tardi, la sala si svuota e un gruppo ben organizzato la rimette in sesto per il prossimo consiglio comunale. La sala della democrazia samaratese, dunque, domenica accoglierà i cattolici della frazione San Macario che hanno la chiesa in ristrutturazione. La sala che utilizzeranno è sempre quella: un tempio senza simboli capace di accogliere chiunque che siano partiti politici, liberi cittadini, musulmani o cattolici.
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