Fiom: «Husqvarna, altro che referendum. Questa è condotta antisindacale»
La Fiom replica alla notizia del referendum aziendale «Il voto era organizzato da Fim e dall'azienda, i cassintegrati non hanno potuto votare». E studiano un ricorso in tribunale per condotta antisindacale
Niente unità e nemmeno riconoscimento del referendum: questa è la posizione della Fiom sulla consultazione fatta in Husqvarna sull’accordo riguardante la mobilità chiesta dall’azienda, una volta del gruppo MV Agusta ma da un anno appartenente al gruppo BMW. «L’accordo Husqvarna citato dalla FIM non è stato sottoposto al voto unitario, ma da un voto organizzato dalla fim e dall’azienda – spiega Maurizio Canepari, segretario varesino della Fiom – Tant’è vero che ci siamo riservati di presentare un ricorso in tribunale per attività antisindacale».
«non hanno fatto votare i cassintegrati, che erano quelli di sicuro meno favorevoli all’accordo, le sembra democrazia questa? – si domanda Oscar Brun, delegato Fiom per l’azienda – non siamo nemmeno stati coinvolti in quel referendum che dovrebbe provare a noi la soddisfazione dei lavoratori per quell’accordo. Mi dispiace, ma non riconosco affatto un referendum fatto così».
La proposta Husqvarna, «Non supportata dalla situazione della azienda, che non è di crisi» sostiene Brun, prevede 50 persone circa in mobilità e la chiusura di un intera linea di produzione.
«E’ questo il particolare che preoccupa di più e spaventa di questa scelta, che ripeto non è dettata dalla crisi complessiva – conclude Brun – Eppure hanno fatto solo 6 mesi di cassa integrazione ordinaria e stanno già passando alla cassa integrazione straordinaria. Stanno premendo sull’accelleratore, perché quello che vogliono dismettere si presenti al più presto come un ramo secco. Il nostro rifiuto non dipende da un capriccio, ma da una decisione prospettica della situazione».
Il braccio di ferro in Husqvarna, così, continua.
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